Abbigliamento in crisi? Colpa del freddo e delle elezioni

Donatella Palmieri

Le vendite dei capi di abbigliamento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso risultano in consistente calo. Per alcune organizzazioni di categoria è del 7 per cento, per altre del 10. A causare la diminuzione del volume di affari sarebbero le condizioni atmosferiche, con il persistere di temperature al di sotto della media, ma anche - secondo la Confcommercio - il ripetuto ricorso a tornate elettorali.
Valter Giammaria, segretario provinciale della Confesercenti, traccia un bilancio a un mese dall’inizio dei saldi, previsto per l’8 luglio, e denuncia un calo delle vendite di circa il dieci per cento rispetto allo scorso anno. «La situazione non è delle più rosee - dice Giammaria -. La stagione primaverile è sempre più incerta ,abbiamo avuto un inverno prolungato e così quest’anno si è venduto circa il dieci per cento in meno rispetto al 2005. Nel centro storico è andata un po’ meglio grazie al turismo». Secondo Giammaria, il clima variabile «danneggia una situazione già compromessa: per molti anni i negozi di abbigliamento hanno retto questa crisi. Anni in cui gli esercizi commerciali hanno registrato un grande “turn over” con frequenti cambi di gestione. Basti pensare che in centro, per esempio, un’attività deve sostenere spese esorbitanti: per l’affitto dei locali si arrivano a pagare tranquillamente anche quarantamila euro al mese. Se le vendite non vanno bene è difficile rimanere aperti».
Inoltre a mettere in crisi il settore, secondo la Confcommercio, sono state anche le ripetute tornate elettorali di quest’anno. I registratori di cassa dei negozi della capitale dalle elezioni politiche alle amministrative, hanno lavorato molto poco, denuncia l’associazione, che indica l’incertezza della gente come la causa principale del fenomeno. L’instabilità politica, insomma, avrebbe influito sulla voglia di acquistare e di spendere come negli altri anni. Le famiglie non hanno avuto quella tranquillità economica necessaria per affrontare le spese tra cui quelle dell’abbigliamento e quindi hanno rinunciato al superfluo.
«In questi mesi di elezioni abbiamo registrato un calo nelle vendite - spiega Roberto Polidori, presidente della Federabbigliamento-Confcommercio - è normale in una città come Roma che l’andamento dei consumi sia in parte condizionato anche dalle poltrone che cambiano. Si parla di migliaia e migliaia di persone, a partire dai cento e più sottosegretari per finire con l’ultimo dei membri dei loro staff che vedono la loro vita condizionata da una nomina. Chi fa parte degli apparati di supporto aspetta l'esito delle elezioni prima di spendere. La paura che qualcosa cambi a livello politico frena la corsa agli acquisti. Ora, per fortuna, questo periodo è terminato».
Secondo Polidori, che stima il calo delle vendite primaverili di abbigliamento tra il cinque e il sette per cento rispetto allo scorso anno, rimangono ora due fattori che condizionano negativamente il mercato dell’abbigliamento: il clima, «perché la gente indossa ancora capi di mezza stagione e non sa come vestirsi; il freddo sicuramente non ha invogliato a comprare i capi estivi, i negozi quindi non hanno messo da parte felpe e maglioncini che tengono a portata di mano» e l’abusivismo.
Gli operatori sperano che con lo stabilizzarsi della situazione politica e con l’arrivo della bella stagione questo settore possa riprendere il corso normale delle vendite.