Abbondanzieri c’è Saviola prigioniero

7 ABBONDANZIERI. Per fortuna è ispiratissimo. Al 25’ pt vola a negare a Borgetti la soddisfazione del riscatto e al 9’ della ripresa farà altrettanto.
5,5 SCALONI. Non si trova a suo agio in una posizione che deve reimparare.
6,5 AYALA. Non che i due avanti dell’Argentina siano irresistibili, ma succede che è un po’ tutta la squadra di Pekerman a esprimersi sotto la media. Ayala è tra i pochissimi che non si adegua. Ma gioca troppo lontano dalla porta messicana.
5,5 HEINZE. Se giocherà il secondo tempo sarà solo grazie a un regalo dell’arbitro Busatta. Forse gli organizzatori ci tengono troppo che nei quarti vada in scena una riedizione della finale del 1990 a Roma...
6 SORIN. Rapido, ma raramente preciso nei traversoni. Azzecca però il lancio per Maxi Rodriguez che vale la promozione.
6 CAMBIASSO. Si vede che l’infortunio era meno serio del previsto o che, forse, è meglio badare prima agli ottavi di finale che ai quarti, fatto sta che gioca. Ed è un bene per un’Argentina che però non ne trae sufficiente giovamento. Sul suo lancio, al 23’ pt, Crespo scatta tre millimetri al di qua della linea difensiva messicana, ma il pallonetto si spegnerà sul fondo.
5 MASCHERANO. Lento e impacciato. Di raro capace di dettare qualcosa in più rispetto a un compitino.
8 MAXI RODRIGUEZ. Maxi di nome e mini di rendimento per 97 minuti (abbonandogli i recuperi), e Maxi Maxi all’8’ del primo supplementare quando stoppa di petto e, in diagonale, calcia al volo sorprendendo Sanchez. Capolavoro. Il voto è solo per il gol.
5 RIQUELME. Un leader, ma lento. I numeri li ha sempre, ma li esegue come se fosse addormentato o distratto.
6 CRESPO. Gioisce sull’autorete di Borgetti come se avesse inzuccato lui. Grave non avere chiuso in porta l’illuminazione di Cambiasso al 23’. Più vivace di Saviola, ma niente di fantascientifico.
5,5 SAVIOLA. Non pervenuto. Qualcosa sì, ma robetta. Non trova mai la chiave per aprire la difesa messicana e resta prigioniero della ragnatela di La Volpe.
Allenatore PEKERMAN 5. La coerenza può essere una virtù, ma contro un Messico che non lascia spazi, forse la genialità di Messi poteva tornare utile prima dell’84’.