Abete: «Il contratto? Mi vergogno di questo contenzioso»

RomaLa discesa in campo di Abete per scongiurare lo sciopero della serie A (confermato anche per il secondo turno nella Liga spagnola, dove il problema è economico) è un passaggio chiave nella vicenda. C’era anche troppa attesa nell’interpretazione federale dell’ormai celeberrimo articolo 7 del contratto collettivo dei calciatori, la norma anti-mobbing. «È mio dovere fornirla, ma tra tante problematiche del Paese, tutta questa attenzione per questo punto mi fa vergognare come cittadino», l’incipit di Abete.
Che lancia così una bacchettata a chi (la Lega di serie A) non ha ancora sottoscritto questo contratto, nonostante che il 7 dicembre 2010 avesse accettato un accordo che prevedeva prima la firma (impegno già mantenuto dall’Assocalciatori) e poi la definizione del «lodo» interpretativo di Abete. «Quest’articolo 7, che pare diventato più importante di uno della Costituzione, è chiaro da 25 anni. Se non si firma il contratto collettivo solo per questo motivo, vuol dire che ce ne sono altri. E sarebbe bene, se così fosse, esplicitarli in maniera diretta. Difficile poi spiegare alla gente che il campionato non parte per questo punto», l’avvertenza del presidente Figc. Stretto tra la morsa dei calciatori («se non c’è la firma, la prima giornata sarà posticipata», così il presidente Aic Tommasi) e quella dei club, che domani nell’assemblea a Roma diranno la loro sul piano-Abete.
Serve «buonsenso» per affrontare il problema in maniera chiara. Il testo, secondo Abete, «è facilmente interpretabile e lo dimostra il fatto che i contenziosi sono stati in questi anni pressoché inesistenti, se si esclude il caso Pandev-Lazio». Sottolineando come la filosofia della norma sia nella garanzia per il giocatore a svolgere un’attività in un ambiente consono alla sua dignità professionale, ma anche nella facoltà della società di organizzare allenamenti differenziati per ragioni tecniche temporanee. «In fondo la rosa di prima squadra in A non ha limiti numerici come avviene ad esempio per i tornei Uefa», ricorda Abete.
Che entra nel merito anche del contributo di solidarietà, previsto nella nuova finanziaria: «È giusto richiamare tutti i contribuenti ad una assunzione di responsabilità: chi ha di più, deve dare di più. Il problema sarà chiarito in sede legislativa per far capire chi è il destinatario che dovrà pagare questo contributo, ma non bisogna cogliere questa occasione per dare il via a una caccia all’untore. I calciatori pagano regolarmente le imposte usando il datore di lavoro che è sostituto d’imposta. Il nuovo accordo già sottoscritto dai giocatori prevede poi che la retribuzione deve essere espressa al lordo e quindi è già innovativa e migliorativa. In più propongo che sia evidenziato nel nuovo accordo collettivo, per rafforzare il concetto, che le parti non possano derogare a tale norma».