Abete si presenta: non sono nuovo ma neanche Carraro

da Roma

La fase dell’emergenza in Federcalcio è finita ieri intorno all’ora di pranzo, quando l’assemblea ha eletto a larghissima maggioranza (solo cinque schede bianche e due astenuti) Giancarlo Abete nuovo presidente. Per la prima volta, dopo decenni, un dirigente calcistico non espressione dei club di A e B. Tocca a lui il difficile compito di riportare alla normalità una federazione «squassata» da Calciopoli («vicende traumatiche che hanno lasciato ferite profonde», sottolinea Abete) e che ha vissuto due fasi commissariali. «Non sono certo una persona nuova nel calcio, ma ho fatto battaglie che tanti non hanno fatto, sapendo che mi avrebbero alienato molti consensi».
L’eterno candidato, come è stato definito Abete negli ultimi anni, sottolinea il fatto che «la legittimazione del mio sistema di lavoro arriva dal basso». E confessa, tra lo stupore generale, di avere nei capannoni della sua industria grafica «un archivio stampa di venti anni, ordinato per argomenti, necessario per capire i passaggi della politica sportiva». Abete non ha perso tempo: ieri, dopo l’elezione, è rimasto nel suo nuovo ufficio in via Allegri fino alle 20. Dietro l’angolo si intravedono già i primi ostacoli del nuovo governo federale: il ruolo della Lega di Milano, si preannuncia battaglia sulla vicepresidenza vicaria («sentirò le varie componenti e farò la mia proposta, ma il nome sarà quello di un loro rappresentante»); il decreto antiviolenza; l’aggiudicazione di Euro 2012, prevista fra due settimane. Nel primo consiglio federale utile, poi, si parlerà anche di iscrizioni ai campionati. Più avanti, il nuovo designatore (con un Collina da convincere). «Il tutto all’insegna del confronto e dello spirito costruttivo», precisa Abete.
È emozionato all’inizio dei lavori. Alle Iene risponde: «Restaurazione degna del Congresso di Vienna? No, democrazia. Del mio passato non ho di che vergognarmi». E nei 35 minuti del discorso pre-elezione, Abete parte dall’etica, cita Voltaire, Seneca, Gandhi e addirittura Paolo VI e Giovanni Paolo II. «Sarò il presidente di tutti: dobbiamo finirla con la logica dei blocchi, serve una politica trasversale nell’interesse del sistema, la crisi non finisce oggi», dice. Agli arbitri, intanto, ha promesso forme di autonomia economica, oltre che tecnica.
«Dopo Berlino, la prossima vittoria è quella di Euro 2012», il passaggio di consegne di Luca Pancalli al neo eletto. Che rilancia proprio il nome del vicepresidente del Coni come responsabile dell’eventuale macchina organizzativa. «Avere gli Europei sarebbe una grande opportunità - evidenzia Abete -. Quando le candidate passarono da cinque a tre, ottenemmo il maggior numero di voti, ma questo non è un parametro certo. Calciopoli e le morti di Licursi e Raciti hanno creato un danno d’immagine, sappiamo che dobbiamo lavorare molto». E Abete, subito dopo Pasqua, sarà a Nyon per parlare con Platini.
Il coup de théâtre arriva nel finale: la stoccata a Franco Carraro. A chi gli rimprovera la famosa staffetta, Abete replica: «Non l’avevo richiesta, io volevo correre contro Carraro, ci accordammo per evitare il commissario in Figc. Da lui mi dividono tante idee in materia di politica sportiva. Non mi ha mai chiesto nulla, nemmeno la presidenza onoraria. E io non gliel’ho mai offerta...». Semplice uditore, il capo dell’ufficio indagini Borrelli, in odore di addio a luglio. «Chi dice che ha pagato solo Moggi dice una baggianata. Il mio futuro? Vedremo: mi pare che si sia espressa una volontà di rinnovamento unitaria». In mattinata a Repubblica Radio, il giudizio era stato più duro: «Difficile pensare a riforme radicali finché rimangono in circolazione le stesse persone».