Abetone, gioiello dell’Appennino sta ritornando ai tempi di Colò

Donata Brusasco

È iniziato il Cobat Mountain Tour, il «monitoraggio» dello stato delle nostre montagne effettuato dal professor Brevini e dal suo staff. Undici le stazioni toccate. La prima è l’ Abetone. Ecco il resoconto.
Sono due piramidi di pietra erette per celebrare il completamento della strada tra Emilia e Toscana voluta da Leopoldo I e da Francesco III d'Este.
Col tempo sono diventate il simbolo dell'Abetone, che, insieme al Cimone e al Corno alle Scale, costituisce il più vasto comprensorio sciistico dell'Appennino. Oggi la stazione sta vivendo una fase di forte rilancio.
Negli ultimi anni sono stati investiti oltre 25 milioni di euro nel comprensorio sciistico, che offre 80 km di piste servite da una ventina di impianti. Ma con altrettanto impegno l'Abetone sta affrontando l'emergenza traffico.
«Il serpentone d'auto che, soprattutto in inverno, si snoda sulle antiquate strade del passo», spiega Ermanno Amidei, vice-sindaco e assessore al turismo «sparirà nel giro di pochi anni. Stiamo infatti presentando il progetto di un tunnel di valico lungo 7-800 m, che costerà 15 milioni di euro, ma che farà dell'Abetone un'isola pedonale».
Come altre località appenniniche, anche l'Abetone punta oggi su una ripresa della stagione estiva. «Disponiamo di straordinarie opportunità», precisa Andrea Formento, direttore degli impianti della Val di Luce. «La prima che mi viene in mente è la Riserva di Capolino. Venne istituita nel 1971 per proteggere la colonia più meridionale di abeti rossi. Questa meravigliosa conifera attraversa tutta l'Europa e dalla Svezia giunge fino qui a due passi dal Mediterraneo. La Riserva è un'area di protezione molto severa e l'accesso è regolamentato: occorre munirsi di un'autorizzazione della Forestale e si può entrare solo a piedi». Le cime tutto intorno sono coperte di sconfinati tappeti di mirtilli che giungono a maturazione nel mese di agosto. Su di esse corrono sentieri di grande interesse, percorribili a piedi e in mountain bike. «Il più famoso è il Sentiero del Tedesco, che ricalca in parte la linea gotica dell'ultima guerra», dice Stefano Becagli, agente scelto del Corpo Forestale dello Stato.
«Durante il percorso si attraversa l'alta Val di Luce, in un certo senso la prima stazione sciistica totale, che ha anticipato il modello delle stazioni francesi. Negli anni Trenta, infatti, l'ing. Farinati degli Uberti costruì un complesso alberghiero che andrebbe recuperato, destinato a servire gli impianti di questo angolo alpino in terra appenninica».
Come, e forse più di altre stazioni, l’Abetone soffre della discontinuità delle presenze che d’inverno possono giungere a 25mila sciatori. «Ma in questa terra di campioni, stanno lavorando bene», sostiene Brevini, direttore scientifico del Mountain Tour. «I progetti di riqualificazione dell’impiantistica offrono una stazione capace di competere con quelle alpine».