Abi-Ania unisce banche e compagnie

da Milano

Nuova federazione Abi-Ania. L’atto costitutivo è stato firmato dai due presidenti: quello dell’Abi, Corrado Faissola, e dell’Ania, Fabio Cerchiai.
La creazione della Federazione, prevista da un protocollo d’intesa siglato tra le due associazioni lo scorso anno, come recita lo Statuto ha lo scopo «di promuovere il ruolo dell’industria bancaria e assicurativa, coniugandolo con gli interessi generali del Paese, nella consapevolezza che un sistema finanziario moderno ed efficiente è condizione indispensabile per lo sviluppo sostenibile dell’economia e della società italiana».
La presidenza della Federazione è stata assunta da Fabio Cerchiai che, in base al principio dell’alternanza tra le due associazioni sancito dallo statuto, rimarrà in carica un anno, lasciando in seguito l’incarico a Corrado Faissola. Il segretario generale della Federazione è il direttore Generale Abi, Giuseppe Zadra, che dopo un anno di mandato lascerà l’incarico a quello dell’Ania, Giampaolo Galli.
«Siamo felici - ha dichiarato il neopresidente Fabio Cerchiai - di essere coloro che hanno portato a compimento il progetto, voluto all’unanimità da assicuratori e banchieri. Intendiamo interagire con le istituzioni e le autorità politiche e sociali nell’interesse generale del Paese, consapevoli del ruolo determinante svolto dalle nostre imprese nello sviluppo economico e sociale». Per Faissola «la nascita della Federazione è una svolta associativa importante per dare una più adeguata rappresentanza al settore, che costituisce uno dei cardini centrali e cruciali nella vita e nel progresso economico del Paese. Si tratta comunque - ha spiegato - di un traguardo non definitivo ma di una tappa verso l’ulteriore semplificazione della rappresentanza».
Tra i punti toccati c’è anche quello della stangata fiscale ventilata a carico degli istituti finanziari.
«Auspichiamo che non ci sia nessuna stangata - ha detto Cerchiai - ma che si facciano degli interventi per il rilancio del paese, possibili non con stangate ma con un confronto aperto come sembra sia stato avviato dal governo su altri temi. Bisogna ricordare che la pressione fiscale sulle banche è già elevata, nettamente superiore a quella degli istituti dei paesi concorrenti e inasprirla ulteriormente vorrebbe dire allargare ancora il gap».