Abi cerca presidente e «reputazione»

Favorito Faissola. Le chance di Mazzotta I due voti in mano a Capitalia

Nicola Porro

da Milano

Questa mattina all’Abi non si consumerà un inedito. La spaccatura dell’associazione dei banchieri italiani nel votare per una nomina è avvenuta più volte. Financo per la presidenza del fondo interbancario per la tutela dei depositi, si dovette procedere al voto segreto. Ma certo la bagarre che sta suscitando la scelta del successore di Sella non manda un buon segnale. Non aiuta a ridurre quel «rischio reputazionale» da cui i banchieri giustamente di questi tempi sono ossessionati. Alle 10, i 34 membri del comitato esecutivo si incontreranno a Palazzo Altieri per sentire dai cinque saggi (Bazoli, Sella, Patuelli, Venesio e Faralli) lo stato dell’arte. Nessuno dei due candidati rimasti in lizza, Corrado Faissola e Roberto Mazzotta, ha il 75 per cento dei consensi necessari per l’elezione. Con buona probabilità cinque componenti del comitato chiederanno il voto segreto. Una mossa che potrebbe essere fatale alla candidatura di Mazzotta. Se da una parte infatti dà il via libera al consenso verso il presidente della Popolare di Milano da parte dei due rappresentanti di Unicredito, dall’altra può compromettere l’unità delle Popolari. Queste ultime, che dispongono di nove voti, si erano impegnate a rimanere compatte per Mazzotta. Ma nel segreto dell’urna facilmente si potrebbero consumare le antipatie cagionate dall’attivismo domestico di Mazzotta (ad esempio il progetto Superpopolare). Ieri mattina il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, ha sostenuto una garbata critica al mondo delle popolari. Un’ulteriore conferma dell’accordo di massima con Bazoli, grande sponsor con Enrico Salza di Faissola? In comitato esecutivo i rappresentanti di Capitalia che dovranno votare saranno però Arpe e Lamanda. E sulla successione di Sella, se dovessero seguire le indicazioni di Geronzi, troverebbero convergenze con Bazoli e Passera (si veda articolo sopra) che su altri terreni non riescono proprio a raggiungere.
Da valutare inoltre il comportamento di un altro big come Profumo. La sua preferenza per Mazzotta è stata fino ad oggi mitigata dal candidato di casa, Carlo Salvatori. Ma, se come sarà probabile, oggi si andrà alla conta solo sui due banchieri che hanno avuto più indicazioni dal lavoro dei saggi, Profumo avrà le mani e le parole più libere per cercare di portare acqua al mulino di Mazzotta.
Insomma quello di oggi si annuncia come un esecutivo ancora aperto. Faissola parte, come già detto tante volte, in pole position. Mazzotta fino all’ultimo vorrà andare al voto, per marcare comunque i suoi consensi. E il rischio è che sulla vicenda le investiture degli sponsor possano spostare la contesa su terreni diversi e più politici. Che nel voto segreto avrebbero la loro sublimazione.
Tanta strada da fare per il nuovo presidente. Chiunque esso sia.