Abi, i banchieri hanno deciso per Faissola

E ora si chiedono tempi congrui per le modifiche alle condizioni contrattuali

Mario Attanasio

da Milano

Corrado Faissola ha vinto il match race con Roberto Mazzotta e sarà il nuovo presidente dell’Associazione bancaria. Il numero uno di Banca Lombarda, indicato dal presidente di Intesa, Giovanni Bazoli, e da Enrico Salza, numero uno del Sanpaolo Imi, è stato infatti designato ieri dal comitato esecutivo dell’Abi e sarà ufficialmente nominato il 12 luglio dal consiglio della «confindustria» del credito. Faissola ha sconfitto «ai punti» il presidente della Popolare di Milano che, uscendo dal direttivo, ha parlato di una scelta che «garantisce la continuità nei confronti della presidenza Sella». Un’affermazione, questa, che però non trova tutti d’accordo, perché «dietro la designazione di Faissola - raccontano alcuni banchieri - c’è la voglia delle grandi banche di tornare a occuparsi dell’Abi, che dovrà ritagliarsi un nuovo ruolo, soprattutto nei rapporti con le istituzioni».
Sul ruolo dell’Abi, in effetti, va avanti da alcuni mesi un dibattito piuttosto acceso proprio tra i top banker. Più o meno da quando a febbraio è partita la corsa per la presidenza con la nomina dei cinque saggi (oltre a Bazoli e il numero uno uscente Maurizio Sella, c’erano Elio Faralli, presidente della Popolare dell’Etruria; Antonio Patuelli, presidente della Cr di Ravenna; Camillo Venesio, amministratore delegato di Banca del Piemonte).
La partita ha visto le preferenze progressivamente indirizzarsi su quattro possibili candidati - il vicepresidente di Unicredit, Carlo Salvatori; il presidente della Banca nazionale del lavoro, Luigi Abete; i «finalisti» Mazzotta e Faissola, per poi concentrarsi, appunto, su questi ultimi due. Ormai da giorni l’amministratore delegato di Banca Lombarda era dato per favorito, ma per quanto godesse di larghi consensi, non era comunque riuscito a convogliare quel 75% necessario a essere presentato come candidato unico.
Un lavoro, quello dei saggi, tutto in salita. E i veti contrapposti tra Banca Intesa e Unicredit hanno reso tutt’altro che agevole la scelta.
Di Faissola, l’attuale primo inquilino di Palazzo Altieri ha detto: «È bravo, equilibrato e uno che conosce il mestiere fino in fondo e sarà un ottimo presidente». Chiude così otto anni alla guida dell’Abi, ma Sella non tornerà a Biella a occuparsi a tempo pieno della omonima banca di famiglia: il nuovo comitato esecutivo gli dovrebbe affidare infatti una delega «ad hoc» sull’internazionalizzazione.
Intanto, da Palazzo Altieri è arrivata una novità in tema di modifiche alle condizioni contrattuali, il cosiddetto ius variandi. Si tratta di una questione datata e spinosa per le banche. L’Abi, ieri, ha invitato gli istituti ad assicurare tempi congrui tra la comunicazione ai clienti e l’effettiva variazione. Un gesto di distensione del mondo bancario nei confronti dei propri clienti. Arrivato, però, secondo indiscrezioni, con non pochi malumori di alcuni banchieri.