Abi: «Non c’è nessun allarme» Nomisma: «Famiglie a rischio»

da Roma

Ancora polemiche sul caro-mutui e sulla crisi verificatasi in Usa e in Gran Bretagna. L’Abi, l’associazione delle banche italiane, ha cercato di stemperare sostenendo che «la situazione italiana è solida», ma Nomisma, istituto specializzato nello studio del mercato immobiliare, ha rilanciato. «Sono 3,6 milioni le famiglie in difficoltà per il caro-casa: 1,9 milioni (il 10% dei proprietari) faticano a pagare la rata del mutuo, mentre 1,7 milioni (un terzo circa degli inquilini) ha problemi con l’affitto», ha rilevato Gualtiero Tamburini, presidente di Nomisma e di Assoimmobiliare, associazione settoriale di Confindustria.
«È esclusa un’emergenza mutui e ogni allarmismo non trova conferma nei dati che abbiamo», ha ribattuto il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, che ha voluto dissipare ogni dubbio convocando una conferenza stampa ad hoc.
Al 30 giugno 2007 sui ritardi di pagamento di due o più rate «non ci sono variazioni significative rispetto all’anno scorso: alcune banche non hanno rilevato cambiamenti, altre un aumento lievissimo delle insolvenze e comunque sempre inferiori all’1 per cento». Faissola ha anticipato i risultati di un’indagine condotta sul 60% del mercato bancario italiano. Allo stesso modo, non sono state confermate le voci di un aumento dei pignoramenti i quali, per diventare esecutivi, necessitano di un periodo di sei mesi/un anno dal verificarsi dell’insolvenza.
Resta, però, un altro problema: quello dei tassi applicati ai mutui. Ad agosto la media italiana si è attestata al 5,63%, il dato più elevato degli ultimi cinque anni e superiore rispetto alla media Ue (4,72%). Per il presidente Abi non si tratta di una vessazione indebita. «La nostra situazione - ha spiegato - è diversa rispetto a quella degli altri Paesi perché il rating italiano comporta oneri di raccolta più elevati».
Oltre alla valutazione assegnata dalle agenzie internazionali al rischio-Paese, in Italia anche la variabile giudiziaria non è trascurabile. «Per recuperare un credito - ha ricordato - una banca italiana impiega 7 anni, mentre un’altra banca europea impiega mediamente 1-2 anni». Questo comporta altri oneri al momento della cessione dei crediti (le cartolarizzazioni, ndr) i quali vengono svalutati in proporzione al loro tempo di recupero.
Per risolvere il problema Tamburini ha sollecitato il governo a predisporre al più presto un piano-casa concentrandosi sui tre pilastri delle politiche abitative europee: «il privato, il calmierato e gli alloggi pubblici». Faissola, da parte sua, ha sottolineato che il sistema bancario già viene incontro ai clienti in difficoltà sia consentendo l’allungamento della durata sia permettendo a categorie in difficoltà come i pensionati di appoggiarsi ai propri eredi. Su un punto tanto Tamburini quanto Faissola sono apparsi d’accordo: lasciare al mercato il ruolo di primo attore attraverso l’iniziativa dei fondi immobiliari che investono nel residenziale e la concorrenza tra banche che incide sui prezzi.