Abi, per il presidente sfida tra Unicredit e Intesa

I veti incrociati tra le due banche bloccano le candidature di Faissola e Salvatori

Mario Attanasio

da Milano

Si sta sempre più trasformando in una partita tra Unicredit e Intesa il futuro della presidenza dell'Abi. Che per certi versi va oltre la scelta del successore di Maurizio Sella alla guida della Confindustria del credito. Le due banche milanesi non vogliono concedere all'avversario la guida dell'associazione di categoria. Di qui i rispettivi veti incrociati: Banca Intesa ha detto no a Carlo Salvatori (vicepresidente di Unicredit), vede male la candidatura di Roberto Mazzotta, non sgradito a Profumo, e Piazza Cordusio ha risposto bocciando l'ipotesi Corrado Faissola, ad di Banca Lombarda e molto gradito a Giovanni Bazoli.
In questa sfida, Intesa parte con un vantaggio: il suo presidente, Bazoli, è infatti uno dei cinque saggi chiamati a individuare il nuovo numero uno dell'Abi e deve sondare il terreno dei leader delle grandi banche. La prima verifica dei sondaggi si avrà solo a fine maggio, e dunque fino ad allora tutto è prematuro. Ai cinque saggi spettano infatti cinque banche da consultare a testa, e solo mettendo insieme i risultati si capirà la tendenza vera. Sulle congetture più prettamente strategico-politiche, però, il banchiere bresciano potrebbe aver perso la sponda di Capitalia, alla luce delle frizioni emerse nel dibattito sul risiko bancario.
Tutta in salita, insomma, la strada per un'intesa ampia dei trenta banchieri del Comitato esecutivo. Ecco perché lo spauracchio del ballottaggio tra due candidati all'Assemblea di luglio si fa sempre più concreto: il testa a testa, peraltro, diventa obbligatorio se non si trova un nome «appoggiato» dal 75% dei consensi. Alcuni esponenti del settore, però, temono che la «conclusione al fotofinish» dia all'esterno un'immagine di «scarsa compattezza, poco opportuna in questa fase di transizione dell'Associazione bancaria».
Piuttosto ingarbugliata, rimane la posizione delle banche popolari. Con una mossa di qualche mese fa, l'associazione che le rappresenta aveva indicato come candidato Roberto Mazzotta, numero uno della Banca popolare di Milano. Ma su Mazzotta non è detto che convergano tutti i nove voti delle popolari. E anche in questo caso gli interessi sono distanti da Palazzo Altieri. Tra i franchi tiratori potrebbe esserci Fabio Innocenzi, ad della Popolare Verona e Novara. Innocenzi, infatti, in extremis potrebbe decidere di non votare per il presidente della Bpm e puntare, a sorpresa, su Faissola, con il quale nelle ultime settimane ha avviato un serio confronto - che coinvolge pure la Cattolica assicurazioni - sulle prospettive di integrazione tra le rispettive banche. Anche se i primi sondaggi con il banchiere veronese lo danno coerente con le dichiarazioni della sua associazione di categoria. Molti dubbi, per ora, e poche certezze. Tra le quali l'auspicata svolta «politica» dell'Abi, sempre più votata, secondo i desiderata delle banche, alla lobby istituzionale e alla difesa dell'immagine del settore. Due tasselli sui quali sembra esserci, in questo caso, l'unanime accordo dei top banker. Si avvicina, intanto, il 31 maggio, quando il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi leggerà le sue prime Considerazioni finali. Oltre a un rinnovato invito agli istituti a evitare protezionismi e valutare tutte le possibili aggregazioni, più di qualcuno si attende da Draghi un «monito sulla concorrenza e sulla fiducia nel rapporto tra banche e clienti».