Abibos

Ci sono altri cinque santi con questo nome nel martirologio cattolico, oltre a un Abibas e un Abibone. Quello di oggi era vescovo di Nek’resi, nella Georgia orientale, ed esercitò il suo ministero nel trentennio che va dal 550 al 580: proprio il periodo in cui il regno della Georgia orientale passò sotto il dominio persiano. In base ai documenti si può ricostruire che s. Abibos di Nek’resi era contemporaneo di s. Giovanni Zedazneli e in stretta amicizia con s. Simeone lo Stilita (che esercitava, cioè, l’ascesi vivendo in cima a una colonna). È possibile che Abibos sia stato un monaco venuto dalla Siria in Georgia al seguito di s. Giovanni Zedazneli, insieme al quale si sarebbe stabilito sulla montagna di Zaden, presso la capitale Mcxeta. In quei giorni il Catholikos (primate) di Mcxeta doveva rimediare alla vacanza di due seggi episcopali. Si recò dunque da s. Giovanni Zedazneli e un segno soprannaturale (di cui non si conoscono i dettagli) gli indicò Abibos come nuovo vescovo di Nek’resi. Fu così che Abibos venne annoverato tra i santi «Tredici Padri» della Georgia. Ecco come avvenne il martirio di Abibos. I persiani invasori avevano riempito la Georgia di templi in onore di Ahura Mazda e di altari in cui veniva adorato il fuoco. Abibos non sopportò che uno di questi «fuochi sacri» ardesse proprio nella sua città e un giorno, per mostrare la vacuità del culto pagano, con una secchiata d’acqua eliminò il problema. Naturalmente finì arrestato e portato a Mcxeta per esservi giudicato. Il verdetto fu spiccio e la condanna a morte veloce. I cristiani lo seppellirono poi a Reqi.