Abitanti della città del baratto

È l’ultima frontiera dello shopping: lo scambio di oggetti a costo zero. Libri, abiti, accessori, vecchi mobili e oggetti di design che in nome del risparmio e dell’ecosostenibilità sono ceduti al posto di altri, senza spendere neanche un centesimo. Si chiama swapping (dall’inglese «to swap», scambiare) e di «nuovo» ha solo il nome, perché nei fatti è la pratica più antica del mondo: il baratto. Nata nei piani alti di Manhattan come rifiuto etico al consumismo, la swap-mania è sbarcata anche a Milano, con festival, fiere, boutique, party pubblici o privati dove divertirsi, socializzare e fare buoni affari. Si può scambiare di tutto: da un cappotto vintage alla leggendaria «Kelly» di Hermes, da una lampada anni ’70 a una vecchia edizione di Oliver Twist, ma anche quadri, case per le vacanze, lezioni private, alloggi in hotel. Per saperne di più sull’ultima moda dei fashion victim, dalle regole ai luoghi dove praticarla, si può scegliere la Rete (www.zerorelativo.it e www.suesu.it sono i siti più affidabili), oppure consultare la guida «I love swapping», scritta dalla giornalista ed esperta di consumi Marina Martorana e appena pubblicata da Vallardi.
«Il risparmio è un fattore importante ma secondario – spiega l’autrice -. Al contrario di quanto si pensa, lo swapping nasce come moda glamour tra intellettuali, ambientalisti e signore dell’alta società». Solo successivamente, dai salotti mondali e dimore vip, gli swap-party invadono i locali pubblici, riempiono fiere e mercatini, diventano l’ultima tendenza per ricchi annoiati e una strategia al risparmio per cittadini attenti al portafoglio: famiglie, studenti, casalinghe, impiegati e liberi professionisti. Il regolamento è semplice: basta pagare una quota di ingresso di 10-15 euro (necessari per coprire l’affitto del locale, bibite e buffet) e consegnare agli organizzatori gli oggetti da scambiare, che saranno sostituiti con buoni-acquisto pari al loro valore commerciale; poi si dà il via al baratto, accompagnato da tartine, drink e pasticcini. Ogni tanto si fa il “colpo” della vita, altre volte si guarda e basta: quasi sempre si porta a casa qualcosa a misura dei propri gusti, da aggiungere al proprio guardaroba o da regalare agli amici per le feste.
Ai milanesi l’idea piace. Tanto da coinvolgere commercianti e associazioni. Come la libreria Fnac, che fa capo al più grande evento di bookcrossing milanese, ospitato una volta all’anno all’Umanitaria; o le Mamme del Parco Pagano, che organizzano attività e feste del baratto per bambini; o ancora il Parco Esposizioni di Novegro, per lo scambio di oggetti di antiquariato tra collezionisti. Chi invece cercasse uno spazio permanente per liberarsi di un regalo inutile, un vecchio libro, un capo fuori taglia o una borsa che ha stufato, può iscriversi all’associazione “Atelier del riciclo”: pagando una quota trimestrale di 60 euro, si può accedere alla prima swap-boutique italiana, ospitata in via Asti 17, e scambiare liberamente i propri articoli. «Abbiamo aperto a fine settembre - spiega il presidente, Grazia Pallagrosi –. Accettiamo abiti, accessori, bijou, classici della letteratura e articoli di design, secondo il principio che quello che per uno è spazzatura, per l’altro potrebbe essere un tesoro». Una buona notizia anche per i turisti: per chi volesse soggiornare a Milano senza mettere mano al portafoglio, esiste la «Settimana del baratto» (www.settimanadelbaratto.it): per sette giorni all’anno alcuni bed & breakfast cittadini offrono un soggiorno gratis in cambio di quadri, prodotti enogastronomici, servizi di idraulica, imbiancatura, giardinaggio, ma anche lezioni di cucina, di chitarra o letture di poesie. Uno di questi, il «Porta Garibaldi» di viale Pasubio 8, valuta proposte di baratto tutto l’anno. «Ci piaceva l’idea di scambiare la nostra ospitalità con prodotti o servizi di ogni genere, senza vincoli o restrizioni. Dalla fornitura di olio e vini pregiati fino all’ospitalità in un altro bed & breakfast», spiegano i responsabili. «La proposta più originale? Quella di un giovane pittore: in cambio di un weekend a Milano ci ha offerto la sua ultima creazione».