Abiti, accessori e libri Adesso il baratto è una moda anticrisi

Chi trova un amico, trova un tesoro. Chi invece ha un’amica, amplia il suo guardaroba. L’abitudine di scambiarsi abiti e accessori, da sempre molto comune tra le donne - non è un caso, forse, che spesso le «migliori» amiche portino più o meno la medesima taglia - nata come vezzo, curiosità o, più semplicemente, come conseguenza di molti «prestiti» mai restituiti, oggi diventa una vera e propria strategia anti-crisi. L’ultima tendenza del risparmio a Roma, infatti, è il baratto. Ovviamente, in stile fashion. Direttamente da Manhattan sbarcano nella Capitale gli swap-party: feste dedicate allo «scambio», principalmente di abiti e oggetti di moda - ma non solo - da organizzare in casa o nei locali, per aggiungere al piacere di trovare un capo interessante, quello di fare nuove amicizie. Un modo per divertirsi, non sentire il peso delle rinunce dovute alla crisi, né quello della differenza di disponibilità. Avere - o non avere - soldi non è importante, se per «acquistare» ciò che si desidera basta possedere qualcosa da scambiare. Organizzare una «festa del baratto» è più facile di quanto non si pensi. Le «regole» si trovano perfino su facebook, dove esistono gruppi ad hoc per unire i romani interessati agli scambi. In uno di questi, gestito da due ragazze, è specificato il regolamento: invitare poche persone - per non trasformare lo scambio in una «battaglia» - fare attenzione alle taglie delle ospiti per consentire i baratti e scambiare oggetti dello stesso tipo, oltre, ovviamente, al consiglio più importante, affrontare tutto con un sorriso e godersi la festa.
Più precise, per ovvi motivi, le linee-guida dei party in negozi e locali. Ogni partecipante porta con sé ciò che è disposto a scambiare, che viene «prezzato» dagli organizzatori. Sul cartellino non si segna il costo in euro, ma la categoria dell’oggetto, indicata con appositi simboli, in modo da consentire scambi equi, solo tra pari categorie. Dopo una fase di «studio» della merce, accompagnata da bibite, tartine e quant’altro, si passa all’asta: lo scambio più interessante viene «battuto» su conferma dello stesso proprietario. L’affare è fatto: ognuno torna a casa con ciò che desiderava e la soddisfazione di avere fatto shopping a costo zero, salvo una minima quota, destinata all’acquisto del buffet.
La tecnica del baratto piace. E molto. Tanto da convincere anche i commercianti. La libreria all’Olimpico, in piazza Gentile da Fabriano, ha appena lanciato lo «Scambialibro», scambio di titoli - fino ad un massimo di 40 a persona - di ogni tipo, da cui sono esclusi solo enciclopedie, libri scolastici o in lingua. Dopo il successo della prima edizione, l’iniziativa diventerà permanente. «Vogliamo costituire un settore ad hoc - spiegano in libreria -. Non diamo alcun limite di tempo per portare i volumi, ma dopo sei mesi dalla consegna, ci riserviamo di fare il punto sulle giacenze e restituire gli invenduti a quanti li hanno portati o, con il loro consenso, donarli alla parrocchia di Scampia a Napoli». I libri saranno venduti a metà prezzo e con il ricavato i proprietari potranno avere volumi nuovi.
Numerosi, pure, i mercati che ospitano bancarelle destinate allo scambio, dalle quali sono rigorosamente banditi i soldi. Il terzo sabato del mese si «scambia» con la Città dell’Utopia, presso il mercato in via Valeriano, in un appuntamento di Barattopolis. L’ultimo sabato del mese appuntamento in via Fabbri, organizzato dal Casale Podere Rosa. «Il baratto - dice Maurizio Berardini, uno degli organizzatori - è un modo per risparmiare, ma si creano anche legami. Si guarda al valore dell’oggetto e dell’interazione». E poi c’è il baratto online con i siti Zero Relativo, la prima community italiana dedicata al baratto on line, Su e Su e Barattopoli.