Gli abiti di Fida firmati da Maometto

Tutta colpa di quel vestitino un po’ scollato, ma non corto, nero, elegante, malizioso quanto basta. Il migliore della sua collezione, il migliore della scuola di moda di Tel Aviv. Dove lei era l’unica studentessa araba iscritta. Ha vinto il primo premio, cinquecento stilisti in gara, è finita pure sui giornali, i vestiti sono piaciuti a tutti. Meno a loro. Fida Naamneh, 23 anni, israeliana di Arrabbe, ma di religione musulmana è stata messa all’indice dagli integralisti, denunciata come infedele, minacciata di morte. Perché su quell’abitino c’erano ricamati tre dei 99 nomi del Profeta, al-Kuddus, al-Hakim, al-Bari, cioè il santo, il saggio e il creatore. Le hanno chiesto di scusarsi subito con la comunità musulmana. Cioè la sua. «Non ci penso nemmeno. Amo l’Islam e sono orgogliosa di essere araba, ma non ho fatto male a nessuno: esprimo ciò che sento con quello che amo di più cioè i vestiti. Paura? Neanche un po’...». Anche se sui vestiti puoi scrivere Dior ma non Allah...