Abiti semplici come il cibo: così la moda insegue il sapore

Elbaz "cucina" i vestiti della collezione. Lanvin: "Devono essere facili da indossare"

Parigi - «Io cucino i vestiti e penso che la moda sia come il cibo: se non è commestibile non si può mangiare, se non è comodo non si può indossare». Alber Elbaz, 45 anni, da sei direttore artistico della linea donna di Lanvin, ha l’incredibile capacità di mescolare i sogni ai bisogni e proprio per questo ieri ha incantato Parigi con una collezione tanto pragmatica quanto sognante come in effetti sono le donne moderne. «È il momento dell’espressione della pazzia, la gente usa l’abito come rappresentazione di sé per cui ho lavorato sul tema della performance teatrale» dice invece Miuccia Prada dopo la sfilata Miu Miu, marchio che in due anni ha raddoppiato il fatturato (da 100 a 200 milioni all’anno) grazie a un’identità stilistica del tutto personale nonostante dipenda dallo stesso pensiero creativo della grande signora del made in Italy.

Le borse di Louis Vuitton si trasformano in opere d’arte contemporanea grazie alla collaborazione tra lo stilista Marc Jacobs e Richard Prince, il controverso artista a cui il Guggenheim di New York sta dedicando una grande retrospettiva intitolata Spiritual America. Perciò motivo il motivo Monogram che da oltre un secolo identifica gli accessori della maison è stato fotografato, ingigantito, verniciato e mescolato alle immagini dei mass media, mentre gli abiti erano dedicati allo stile after dark delle ragazze borghesi di oggi: indisciplinate e fascinose nella loro voluta imperfezione. Per Nina Ricci il giovane e talentuoso Olivier Theyskens sceglie un mondo di riferimento ai confini della realtà: il genere fantasy dei Gormiti, dei videogame, delle Cronache di Narnia. In buona sostanza l’interminabile stagione delle sfilate donna per l’estate prossima si conclude con una giornata memorabile. Certo nessuno ama le donne come Elbaz che alla sofisticata signora vestita Lanvin stavolta offre il conforto di abiti-carezza, semplicissimi per il giorno e preziosamente decorati per la sera. Tagliati in tondo e poi magistralmente avvolti sul corpo con la spontaneità di un abbraccio affettuoso, i modelli sembravano volare più leggeri di un soffio. Perfino i volant doppiati in crine degli strepitosi vestiti-paracadute corti davanti e con tanto di strascico dietro servivano ad accentuare la libertà dei movimenti.

Mentre le piume applicate con i cristalli ton sur ton sulle tunichette da sera nei doviziosi colori tipo rosa shocking, turchese oltremare e blu Kline formavano un piacevole contrasto con l’assoluta semplicità delle gonne dritte sotto agli splendidi trench senza peso nelle tinte della quotidianità: grigio, fango, beige e blu copiativo. Lo stilista ha avuto una meritatissima standing ovation e ieri sera è stato nominato designer dell’anno con il Prix d’excellence di Marie Claire. Sulla passerella di Miu Miu si sono visti tutù da ballerina trasformati in miniabiti di taffettà, cortissimi costumi da Arlecchino in prezioso broccato e un’incredibile galleria di personaggi teatrali rivisitati da Prada con una certa ironia. Tra sante e peccatrici, cameriere ed etoiles del Lago dei Cigni, comparivano perfino le conigliette di Playboy con tanto di collettini appoggiati sul nulla e splendide scarpe dal tacco scultura a forma di manico della tazzina da caffè.

In realtà tutto questo che può anche essere interpretato come l’immaginario sessuale maschile trasformato in una visione di stile al femminile, sembra l’ennesima geniale risposta al mercato: basta coprire le gambe con un semplice paio di jeans per ritrovarsi perfettamente vestite in modo nuovo. Da Vuitton il pubblico rumoreggia con ragione per l’inqualificabile ritardo del defilè che non era male anche se l'elogio all'imperfezione che Marc Jacobs insiste a celebrare non è nuovo e non è suo. Resta comunque il fatto che i tailleurini bon ton volutamente strappati, le scarpe con il tacco svirgolato, il tubino portato sopra ai pantaloni e soprattutto le borse (una più bella dell'altra, dei piccoli capolavori) avevano un certo non so che di accattivante.