"Abituato a menare": D'Alema, picchiatore chic

"Quando toglievo gli occhiali poi al mio interlocutore sanguinava il naso. Ho fatto a botte tante volte, ma sono di più quelle che le ho date..." L'ex Ds bastonatore senza paura 

Così si viene a sapere che Massimo D’Alema è uno che mena. È uno scoop, altro che golfino di cachemire, come diceva Signorini, o giaccone da ventinove euro, come sosteneva il signorino, a Sankt Moritz solo per una «toccata e fuga», vecchie polemiche dello scorso inverno, sciocchezze. Quest’estate D’Alema se vuole ti prende, ti appiccica al muro e ti spacca la faccia. Ne ha spaccate tante, in passato, e sul serio, non si scherza e non è una metafora.
In pratica, per farla breve, è meraviglioso perché a fine luglio, quando negli altri Paesi non succede mai niente, qui si sdogana la figura del picchiatore e proprio nella sinistra più gauche caviar e bicamerale e crostata e appartamentino in centro di lusso a equo canone e yacht dove si sale per caso e passami uno champagnino cara che mica sono più comunista, anzi. Insomma, il fatto quotidiano si legge in un’intervista su Il Fatto Quotidiano, quando Massimo si è tolto gli occhiali da presbite davanti a Luca Telese e con il piglio di Mike Tyson ha dichiarato: «Sa, quando ero ragazzo, di solito, dopo che facevo questo gesto, l’interlocutore che si trovava al posto dove è lei ora poco dopo si ritrovava con il naso sanguinante».

Non so se è chiaro il concetto: uno, un interlocutore, gli parlava, non un cattivo, non un rapinatore, non un molestatore, non un dittatore o Berlusconi, ma un semplice interlocutore che si trovava al posto di Telese e gli faceva un’intervista, o un interlocutore gli chiedeva un’indicazione per una strada, e gli arrivava un pugno dritto in faccia. Cose che neppure nei film di Bud Spencer, un vero duro, da suggerire come protagonista del prossimo Gta San Andreas.

Siccome Telese è rimasto perplesso, il peso Massimo ci ha tenuto a specificare: «Lei forse non sa, ma vorrei ricordarglielo che ho fatto a botte tante volte. Ma sono più quelle in cui le ho date che quelle in cui le ho prese».
Io non so se avrei avuto il sangue freddo di Telese, che dopo queste premesse ha continuato l’intervista serenamente, ma forse solo perché è abituato alla Costamagna. Certo, quando lo dice La Russa è un fascista, quando lo dice Alemanno è un fascista, quando lo dice Storace è un fascista, quando lo dice un fascista è un fascista, quando lo dice D’Alema suona chicchissimo e noblesse oblige, ma a pensarci mica è questo il punto.

E non è neppure che una volta i giornali di destra ricordavano al D’Alema pacifista i tempi in cui lui lanciava le molotov, adesso è il contrario, se uno se lo fosse dimenticato te lo ricorda direttamente lui, conversando amabilmente, e se tu come interlocutore non sei d’accordo con le molotov ti rompe il naso. Il Pd si rimbocca le maniche, D’Alema si sfila la giacca con eleganza e ti aspetta fuori, e ti dice pure che lui ha ancora il fisico, lo ha detto a Telese: «Il mio fisico, come può vedere, è ancora perfettamente allenato» (qui non si capisce cosa abbia fatto Telese, e Telese lo omette: avrà tastato i pettorali? Palpato i bicipiti? Si è fidato sulla parola? E quindi significa che D’Alema si allena? Era D’alema che ho visto correre a Villa Ada domenica mattina?).
Qualche maligno obietterà che allora un politico così duro non dovrebbe avere bisogno di guardie del corpo, ma forse le guardie del corpo di D’Alema servono a difendere gli interlocutori di D’Alema da D’Alema. Chissà di questo passo dove si arriverà, fa caldo ma c’è ancora tutto agosto da passare, e in ogni caso non si deve drammatizzare, bisogna saper cogliere i segnali buoni, sono piccoli passi per l’umanità ma grandi passi per la sinistra.

Stai a vedere che uno di questi giorni si sdogana anche il celodurismo e magari passa da Telese anche Bersani, lì a Il Fatto Quotidiano, e ti confessa che lui è uno che tromba come e più di Strauss-Kahn, e se vuole va al Sofitel e di Ophelie se ne fa dieci, una dopo l’altra, come se niente fosse.