Le abluzioni di San Benedetto

Carissima Paola, (mi scuso per questo «tu» amichevole). Ho letto il tuo scritto del 12/5, ti capisco, il fatto di sentirsi emarginati, non considerati, pesa.
Te lo dice il sottoscritto che lettore del Giornale da sempre, continua ad essere considerato affetto da Yersinia Pestis.
Certo che passare a Repubblica sarebbe una purificazione, un assorbire aria pulita, senza miasmi. Le tue domande sul «vicolame» potresti adattarle tranquillamente con «svicolame», ne uscirebbe addolcito il tuo caratterino mordace. Dovesse succedere, come affezionato seguace dei tuoi scritti, mi mancheresti e d’altronde non potrei seguirti in questo bagno purificativo.
Tu sai, che come tutti i grandi Santi (San Francesco, Santa Caterina da Siena, Sant’Agnese) aborrivano il bagno. «Fare il bagno, per coloro che godono di buona salute e soprattutto ai giovani, deve essere permesso solo raramente». Così affermava San Benedetto, ed io metaforicamente a queste abluzioni, per principio m’attengo, come d’altra parte ritengo che anche tu non ne abbia assolutamente bisogno.
Pertanto continua a scrivere e gratificarci sul nostro Giornale.
Ti saluto con affetto e stima.