«Abn non attaccherà Capitalia e guarda agli sportelli Intesa»

da Milano

Le scalate ostili sono «molto rare e dovrebbero rimanere tali. Noi siamo contrari e ci comportiamo di conseguenza»: forse dimentico delle energie profuse da Abn Amro per sconfiggere Bpi nella conquista di Antonveneta, l’amministratore delegato Rijkman Groenink prova a stemperare i contraccolpi del chip con cui il Santander ha preso posto tra i grandi soci del gruppo di Cesare Geronzi.
Malgrado la difesa alzata dal banchiere capitolino grazie all’asse Emilio Botin-Vincent Bollorè, Amsterdam non medita quindi alcun attacco a tutto campo su Capitalia, o perlomeno senza un preventivo via libera del consiglio. Prossima tappa della strategia italiana di Abn appaiono invece i circa 200 sportelli che Intesa Sanpaolo sarà costretta a cedere per limiti Antitrust. I pretendenti sono numerosi, ma ieri è stato lo stesso Groenink ad aggiungere di avere rimarcato il proprio interesse a Davos all’amministratore delegato di Ca’ de Sass, Corrado Passera con cui «abbiamo contatti regolari, siamo molto amici». Invitato a Trieste per un riconoscimento accademico, Groenink ha quindi respinto lo scenario di una possibile convergenza tra Unicredit e Capitalia: Piazza Cordusio «è una banca fantastica e Alessandro Profumo è un grande banchiere». «Questo, tuttavia, non è un motivo valido per un’idea di questo tipo» ha proseguito il numero uno di Abn bollando come «non corrispondente alla realtà» la possibilità che Amsterdam possa diventare alla fine preda di Unicredit. L’istituto che grazie ad Hvb ha ottenuto una grande proiezione europea e che ha visto ieri il presidente del Lloyd Adriatico, Enrico Tomaso Cucchiani definire «molto stabile» la quota detenuta da Allianz (3%) e sottolineare come i rapporti tra i due gruppi siano «molto buoni». Diverso l’atteggiamento di Groenink che a pochi passi di distanza ha giudicato «private» le proprie «conversazioni» con Geronzi ricordando di non essere nel cda di Capitalia. Una prudenza mantenuta anche rispetto agli equilibri tra Geronzi e l’ad Matteo Arpe, che martedì aveva incassato l’appoggio della Fondazione Manodori. Il presidente di Capitalia la scorsa estate aveva respinto le avance del grande socio olandese (7,7% sindacato) che ha in Antonveneta il proprio avamposto diretto in Italia: Padova è «pienamente stabilizzata» e «pronta all’attacco commerciale» ha concluso Groenink sottolineando come a livello internazionale siano invece «solo una manciata di grandi banche europee» ad avere «ancora qualche possibilità di svolgere un ruolo di consolidamento». Resta da capire se Amsterdam sarà tra queste.