Abolire lo «scalone» previsto dalla Maroni è costato 10 miliardi

Sul bilancio del governo Prodi pesano due riforme: quella delle pensioni e quella del welfare. La prima ha abolito lo scalone Maroni, introdotto nella precedente legislatura, che aveva innalzato a 60 anni l’età minima per andare in pensione con 35 anni di contributi a partire da quest’anno. Il governo Prodi ha «spalmato» lo scalone Maroni in più scalini, riportando a 58 anni il limite minimo dal primo gennaio 2008. Dal 2009 andrà in vigore quota 95 sommando età (59) e contributi. Nel 2010 la quota sale a 96 con 60 anni di età, mentre dal 2013 ne serviranno 61, sempre con 35 anni di contributi. Da quest’obbligo saranno risparmiate alcune categorie di lavori, considerati usuranti. Il costo compreso di questa riforma è di dieci miliardi di euro in dieci anni. La riforma del welfare ha inasprito le misure sull’abuso dei contratti di collaborazione autonoma (soprattutto nei call center), ma non ha risolto la questione del precariato nella pubblica amministrazione.