Gli aborigeni del Pilbara raccontano la loro storia

«Antica Terra Pulsante» è il titolo della mostra di arte aborigena che arriva al Palagio di Parte Guelfa a Firenze dal deserto rosso del Pilbara, una regione remota del Western Australia, finora nota solo per le ricchezze minerarie, in cui vivono le comunità Yindjibandi, Ngarluma, Banjima, Gurrama. La contea di Roebourne, che vanta uno dei primi insediamenti pionieristici a Cossack, paese adesso abbandonato ma perfettamente restaurato e meta turistica, ha avuto la lungimiranza di adibire uno degli edifici storici a laboratorio artistico per gli aborigeni locali con abbastanza talento e voglia di dare continuità alla cultura avita, oltre che emanciparsi da una esistenza altrimenti piatta e incolore. Sostenuto da istituzioni locali pubbliche e private, il gruppo «Bujee Nhoor Pu» di artisti aborigeni perpetua la memoria ancestrale di miti, leggende, riti con un lavoro teso a costruire un futuro migliore che interpreti e rappresenti la saggezza del passato con le opportunità del presente.
«Non è arte, è la mia storia», dice un artista con candore e spontaneità, la stessa che trasferisce nei suoi quadri che con lui escono dai confini della sua terra per la prima volta per approdare a Firenze che ha aperto le porte agli artisti sconosciuti di questo sconosciuto angolo di mondo dagli orizzonti sconfinati, i colori aggressivi, la natura incontaminata. «Il Pilbara non si visita, ci si immerge dentro», dice un altro artista, quasi orgoglioso dell’anonimato che ha permesso alle comunità aborigene locali di mantenere il loro specifico vocabolario espressivo. In mancanza di aspettative per innumerevoli generazioni, la loro voce artistica si è rafforzata con confidenza, del tutto indifferente a ingerenze critiche esterne o pressioni di mercato, decisamente unica nella loro regione.
Come i disegni incisi dagli avi migliaia di anni fa sulle rosse rocce aguzze del Pilbara,le storie, i miti e i riti del Dreaming Time, il tempo della Creazione secondo le credenze aborigene, riprendono vita nella miriade di punti, le intricate linee geometriche, i labirinti ossessivi, le ripetitive figure stilizzate con colori senza compromessi che possono disorientare o eccitare i sensi. Espressioni artistiche puramente decorative per alcuni, o ispiratrici dell’ancestrale suggestione racchiusa nei luogi sacri dell’Australia aborigena per altri.
Valore aggiunto alla mostra la presenza di una giovanissima fashion designer figlia di un italiano e di una aborigena, che disegna, dipinge, taglia e cuce personalmente le sue sete, ispirate dai colori del Pilbara: un’interpretazione con stile dell’anima del suo paese a cui intende rimanere fedele. «Il passato è insito nel presente, non si può andare avanti se non si è consapevoli della propria storia - dice un’anziana Ngarluma - gli aborigeni hanno un legame viscerale con la loro terra e della terra sentono ancora la voce». E questo potrebbe essere interessante da riscoprire anche per una società che invece pare abbia perso questa comunicazione ancestrale, insieme alla magia della natura e al senso della vita.