Aborti al Buzzi, per il pm non c’è reato

Il direttore Icp presentò un esposto nel 2006 dopo aver scoperto l’uso del farmaco in 53 casi

Il pm Marco Ghezzi ha chiesto ieri al giudice per le indagini preliminari Enrico Manzi di archiviare l’inchiesta sull’utilizzo, all’Ospedale Buzzi, del farmaco methotrexate per l’interruzione volontaria della gravidanza. Il farmaco sarebbe stato impiegato all’interno della divisione di Ginecologia e Ostetricia diretta dal professor Umberto Nicolini, in almeno 53 occasioni, nell’arco di quattro mesi.
La vicenda risale all’estate scorsa quando si erano riaccese le polemiche sui metodi farmacologici per praticare l’aborto terapeutico, dopo che si era saputo che al Buzzi, nel reparto diretto da Nicolini, da alcuni mesi veniva utilizzato, per l’Ivg, il methotrexate, un farmaco in commercio in Italia come antitumorale e per curare l’artrite psorisiaca e l’artrite reumatoide. Essendo un inibitore della crescita cellulare, il farmaco è anche usato fuori indicazione ufficiale per indurre l'interruzione della gravidanza in caso di gestazione extrauterina.
Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, disse che in quella attuata al Buzzi si configurava una procedura in violazione della legge 194 sull’interruzione anche perché l'espulsione del feto non sarebbe avvenuta sempre in ospedale ma qualche volta anche a casa della paziente. Il ministro della Salute Livia Turco inviò gli ispettori dell’Agenzia italiana del farmaco per acquisire tutte le informazioni su quanto era accaduto.
Il 20 luglio, rispondendo a una interrogazione parlamentare, il sottosegretario al ministero della Salute, Antonio Gaglione, affermò che per usare quel farmaco per l’Ivg sarebbe stata necessaria una sperimentazione. Contemporaneamente la Direzione aziendale degli Istituti Clinici di Perfezionamento (Icp) da cui dipende l’Ospedale Buzzi, nominò una Commissione tecnica di esperti «per un accurato studio e valutazione delle problematiche connesse all'impiego del methotrexate».
Infine, ai primi d’agosto lo stesso direttore generale degli Icp, Francesco Beretta, presentò un esposto presso la Procura della Repubblica. Due i reati ipotizzati: l’utilizzo del medicinale per indicazioni non autorizzate in Italia senza l'avvio di una sperimentazione e un’eventuale violazione della 194, che disciplina l'interruzione di gravidanza.
Dopo sei mesi di indagini, ieri è arrivata la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero. Richiesta che sarà ora valutata, nel giro di pochi giorni, dal gip Manzi.