Abortisce in stazione e getta via il feto

Appena arrivata alla stazione Centrale è stata colta da violenti crampi mentre si trova al mezzanino della metropolitana. Qui, accovacciata a terra, tra sangue e spasimi di dolore, ha espulso, più che partorito, un minuscolo esserino. Un feto di 11 centimetri, frutto di cinque mesi di gestazione. E lei, rom adolescente e impaurita, l’ha avvolto in un maglietta, poi in alcuni giornali e l’ha depositato in un cestino dei rifiuti. Dove è stato trovato da un operatore dell’Amsa. Ora la giovane è in ospedale, mentre il pm di turno ha disposto alcuni accertamenti clinici per verificare prima di tutto se la ragazza abbia ingerito, volontariamente o meno, farmaci abortivi.
Un piccola tragedia dunque, consumata tra decine di migliaia di pendolari che ogni mattina escono dalla Centrale. Un via vai caotico, con vagabondi, senza tetto e disperati che si mischiano ai viaggiatori. Ieri mattina poco dopo le 8 per la Centrale passa anche una nomade di 17 anni, incinta di poco meno di cinque mesi. Con un’altra donna rom scende in metropolitana dove viene improvvisamente colta da malore. La ragazza si accascia a terra e abortisce in un angolo del mezzanino, senza che nessuno se ne renda conto. A questo punto, in base a una prima ricostruzione, la diciassettenne avvolge l’esserino in una maglietta intima e fogli di giornali, quindi risale in superfice, lo deposita in un cestino di rifiuti e si rituffa nella metropolitana.
Non fa molta strada, stremata dalla perdita di sangue, stramazza a terra, assistita dall’altra donna rom. Un passante se ne accorge e chiama il 118, facendo intervenire il personale di un’ambulanza. Contemporaneamente in superficie un operatore dell’Amsa sta provvedendo allo svuotamento dei cestini e riesce a capire che quel fagotto nasconde qualcosa di strano. Un’occhiata più accurata ne rivela il contenuto. E lancia l’allarme. Arriva il personale dell Polizia Ferrovia che non impiega certo molto tempo per collegare quel macabro ritrovamento all’adolescente crollata a terra in un lago di sangue in metropolitana.
La ragazza nel frattempo è già stata raccolta e portata alla cinica Ginecologica Mangiagalli, dove i medici accertano la gravidanza e l’aborto spontaneo appena avvenuto. La ragazza non ha difficoltà a raccontare di avere 17 anni, di arrivare da Foggia, a fare non si sa bene cosa a Milano, e di essere arrivata in mattina alla stazione di Milano dove è stata colta da malore.
Caso praticamente chiuso ma, giustamente, il magistrato di turno, pm Isidoro Palma ha disposto una serie di accertamenti per avere un quadro più completo della vicenda. Innanzitutto l’esatto periodo di gestazione del feto anche se, a un primo esame esterno, dimensioni e formazione del corpicino, dovrebbe avere comunque intorno alle venti settimane. Poi la conferma del collegamento tra il feto e l’adolescente ricoverata alla Mangiagalli, attraverso un banale esame del sangue. Esame del sangue che, e questo forse maggiormente interesse al sostituto procuratore, dovrebbe anche chiarire se l’aborto è stato veramente spontaneo oppure se indotto da farmaci specifici. E nel caso ovviamente chiarire chi possa averli consegnati alla giovane, magari costringendola ad assumerli.