Aborto, cellule embrionali e gay: Blair ascolta i rimbrotti del Papa

da Roma

Una nottataccia. «Santità, a Bruxelles abbiamo lavorato fino alle 5,30». Ma neanche la mattinata romana riserva a Tony Blair momenti di gloria. Niente conversioni ufficiali nelle mani del Pontefice perché, spiega, «le cose non sono così definite come potrebbero apparire»: l’anglicana Inghilterra non ha mai avuto un premier cattolico e dunque Blair cambierà religione solo tra qualche giorno, quando abbandonerà Downing Street. E nessuna particolare investitura da parte del Papa. Anzi, durante il «franco confronto» nella biblioteca vaticana, Benedetto XVI gli rinfaccia alcuni provvedimenti presi dal suo governo: l’aborto per le minorenni, la ricerca sulle cellule embrionali, l’adozione per le coppie gay.
Che non tirasse aria di passerelle trionfali, il premier uscente l’aveva già capito prima di varcare il cortile di San Damaso, depotenziando l’attesa del grande annuncio. «Non ne voglio parlare, è difficile commentare certe scelte che non sono definite come sembrano, la questione è ancora in sospeso». Blair è cattolico da tempo, ma motivi di opportunità consigliano a rinunciare a ufficializzare la sua nuova fede e non mischiare il piano pubblico con quello privato: le relazioni con l’Irlanda del Nord, i temi etici che sono entrati nel dibattito politico di Westminster, il fatto che a Londra il primo ministro dice la sua pure sulla nomina dei vescovi anglicani. In più, lo scarso entusiasmo da parte vaticana per un leader, come scrive la stampa inglese, «dalle idee liberali e favorevole all’aborto». Insomma, meglio il profilo basso, almeno fino al 27 giugno.
Così, Tony Blair tutto in blu arriva in Vaticano alle 11 precise con un corteo ridotto al minimo, solo cinque auto. Il colloquio con il Papa dura mezz’ora e comincia con una serie di battute. «Quanti flash». «Siamo sempre sotto i riflettori». «È bello rivederla». «Santità, grazie per avermi ricevuto. Vengo da Bruxelles». «Ho sentito che il vertice europeo è stato un grande successo». «Sì, abbiamo avuto però una lunga notte e abbiamo finito di lavorare solo alle cinque e mezzo di mattina». Trenta minuti dopo l’incontro si allarga al segretario di Stato Tarcisio Bertone, a Cherie Blair e, eccezionalemnte, pure al cardinale ’O Connor. Per Ratzinger il premier ha preparato un dono molto simbolico: una cornice con tre piccole foto d’epoca che raffigurano il cardinale John Henry Newman, 1801-1890, anglicano nato da madre ugonotta ed educato al calvinismo, prima di convertirsi al cattolicesimo e diventare uno dei principali esponenti della Chiesa romana a Londra.
Nel faccia a faccia tanti sorrisi ma nessuna particare concessione. Del battesimo papale, di cui anche si parlava qualche giorno fa, non c’è traccia. Ci sono invece, nel comunicato della Santa Sede, profonde tracce del «franco confronto», che nel gergo diplomatico si traduce in profonda divergenza di opinioni. «Nel corso del colloquio - si legge nella nota - sono stati passati in rassegna alcuni contributi significativi del primo ministro Blair durante i suoi dieci anni di governo, non trascurando di affrontare questioni particolarmente delicate quali il conflitto in Medio Oriente e il futuro dell’Unione Europea dopo il vertice».
Un accenno quindi ad argomenti, come l’Irak, che storicamente dividono il Vaticano da Londra. E «uno scambio di opinioni su alcune leggi ultimamente approvate dal Parlamento del Regno Unito». Tanti auguri invece dal Pontefice «per il vivo desiderio del premier di impegnarsi in modo particolare per la pace in Medio Oriente e per il dialogo interreligoso»: Blair sarà infatti probabilmente nominato incaricato speciale del Quartetto Onu-Ue-Usa-Russia sul conflitto israelo-palestinese.
Conclusa a mezzogiorno la sua ultima visita ufficiale da premier, prima di lasciare Roma Blair compie comunque un altro gesto simbolico, una visita al Venerabile Collegio fondato nel 1579 per accogliere i preti britannici perseguitati in patria. Da domani gli tocca Gordon Brown.