Aborto entro la 22ª settimana, il Tar sospende la linea lombarda

Il Pirellone a gennaio aveva deciso di abbassare i limiti per l’interruzione della gravidanza

«Non ce lo aspettavamo». L’assessore alla Sanità Luciano Bresciani è sorpreso, lo ammette: «Ho appena appreso la notizia dal sito del Tar, ma sinceramente non pensavamo che avrebbe accolto la richiesta di sospensiva dei medici della Cgil». Al centro della querelle, le linee guida regionali d’applicazione della legge 194.
Formigoni versus Turco. È dello scorso gennaio lo scontro: la Lombardia decide di fare da sé, prende le distanze da Roma e vara un manuale d’applicazione, unico in Italia. Cambia il tempo limite stabilito per l’interruzione di gravidanza che viene fissato alla ventiduesima settimana e tre giorni (di norma si considera la ventiquattresima) e vincola l’interruzione per motivi di salute al via libera di un’équipe di specialisti.
Botta e risposta. Un gruppo di medici si rivolge alla Cgil e con l’aiuto degli avvocati Ileana Alesso, Vittorio Angiolini e Marilisa D’amico, presentano al Tar una richiesta di sospensiva delle linee guida. «Contestiamo il fatto che la Regione abbia modificato una legge dello Stato - spiega Lella Brambilla, segretaria della CGIL Lombardia - siamo disponibili ad accettare il vincolo della ventiduesima settimana ma lo deve decidere un tavolo scientifico, non il Pirellone». E ancora: «Obbligando la presenza negli ospedali delle associazioni per la vita e l’intervento di più soggetti nella scelta della futura madre, Formigoni mette in discussione il diritto al libero arbitrio della donna, previsto dalla stessa 194».
Ieri la svolta, con la decisione del Tar di accogliere la richiesta di sospensiva delle linee guida. «Continuiamo a difendere il nostro provvedimento - precisa Bresciani - che è nel rispetto della legge 194 e tutela la libertà delle donne, informandole più di prima». Guarda ai fatti l’assessore: «Abbiamo stanziato 64 milioni di euro per potenziare le attività di prevenzione, soprattutto nei consultori. Tutto questo per tutelare le donne».
E ora che succede? «Dobbiamo rispettare la sospensiva. A questo punto la responsabilità è del legislatore, noi non possiamo che attendere il dispositivo del Tar e quindi vagliare le possibili contromosse». In Mangiagalli invece, vanno già dritti per la propria strada: «Sospensiva o no - afferma il direttore sanitario Basilio Tiso - noi continueremo ad applicare le nostre linee guida». In via della Commenda infatti, il limite della ventiduesima settima viene rispettato dal 2004, e il motivo secondo Tiso è semplice: «Abbiamo una terapia intensiva neonatale straordinaria quindi di fronte a un aborto alla ventiquattresima settimana non potremmo che rianimare il feto, che nella maggior parte dei casi crescerebbe con dei problemi». Al tempo, il codice della Mangiagalli era stato voluto dai medici «e visto che la stessa 194 attribuisce proprio ai medici l’onere della scelta, per noi la sospensiva del Tar non cambierà nulla».