Aborto fallito: il feto resta vivo

da Pistoia

È entrata in sala operatoria per sottoporsi all'intervento di interruzione della gravidanza, in anestesia totale. I medici le hanno poi applicato la spirale per evitare di rimanere ancora incinta. Ma un mese dopo, in seguito a fortissimi dolori addominali, i sanitari si sono accorti che la donna, 30 anni, sposata e con due figli piccoli, aveva ancora in grembo il bambino, un feto di 4 mesi, vivo e vitale.
La storia di questo aborto fallito - raccontata dalla stessa protagonista - è avvenuta a Pistoia. «Andremo fino in fondo, con tutta la determinazione che un caso come questo richiede», dice l’avvocato Elena Baldi che tutela gli interessi della giovane signora pistoiese. Il 7 febbraio scorso la signora si recò all’ospedale del Ceppo di Pistoia per abortire. I medici le consigliarono di applicare la spirale e lei acconsentì. Un mese dopo, accusando forti dolori addominali, tornò al pronto soccorso dove dall’ecografia emerse che la donna aveva in grembo il feto, un maschietto.
La donna, sposata con un operaio edile, aveva deciso di interrompere la terza gravidanza per ragioni economiche, ma di fronte alla rivelazione dei medici ha scelto di tenere il bambino.
La spirale inserita nell'utero potrebbe rappresentare un pericolo per il piccolo, ma i medicinon escludono che malgrado la sua presenza si possa arrivare a un parto naturale. «Apprendiamo la vicenda dagli organi di informazione perché per ora questa Azienda sanitaria non ha raccolto nessuna richiesta danni», dichiara il direttore della Usl di Pistoia. Per un caso analogo del 1999 l'Asl pistoiese fu condannata a un risarcimento di 100mila euro.