Aborto, Ferrara diserta il duello tv. E Pannella esplode: "Così fuggi"

Il leader radicale a "Unomattina" s'infuria perché il giornalista non si presenta al faccia a faccia. E attacca la Rai: "Luogo ignobile"

da Roma

Dura una decina di minuti, la diretta tv con Marco Pannella. Ma alla fine i due conduttori di Unomattina sono stremati come dopo una giornata in miniera.
Negli studi di Rai Uno si era presentato di ottimo umore: gli avevano promesso un confronto con Giuliano Ferrara sull’aborto, e lui aveva accettato entusiasta, pregustando le scintille. Invece, niente: «’Ndo sta Giuliano? Com’è che non lo vedo?», tuona Pannella al trucco. Solo all’ultimo istante, mentre le telecamere sono già accese, lo avvertono che improvvisamente «Giuliano» si è tirato indietro: «Preferisce evitare il confronto, e fare due interviste parallele», gli spiegano in comprensibile imbarazzo. E Pannella esplode, in diretta: «Lui preferisce quello che gli pare, ma mi avete invitato per discutere con lui, mica con voi!». E mentre i due si affannano a calmarlo, urla: «Voi siete dei dipendenti, e vi capisco. Ma questo è un luogo ignobile! È una vergogna, una vergogna!».
«Una tremenda scenataccia», la definirà poi Ferrara in una lettera aperta in cui spiega perché si è sottratto al confronto: la tv è un mezzo troppo «antiveritativo» per discutere della «verità sulla vita umana che penso di aver trovato». Ma il direttore del Foglio, che conosce bene Pannella e che proprio da lui ha imparato molte delle tecniche per bucare il video e piegarlo ai propri scopi comunicativi, è il primo a sapere che quella «scenataccia» era tutto fuorché uno sfogo incontrollato. E lo si capiva dal sorriso sornione con cui Pannella osservava, tra un urlaccio e l’altro, le facce allarmate di Duilio Giammaria e Elisa Anzaldo, i due conduttori cui aveva sottratto ogni controllo della trasmissione, tracimando dai teleschermi. Facce che da pallide si sono fatte rosse quando, spiegando torrenzialmente la battaglia radicale contro «il mercato nero dell’aborto di massa» e per la contraccezione, butta lì un: «se due vogliono scopare...». Provocazione che subito va a segno: imbarazzatissimo Giammaria interrompe: «Onorevole, siamo in una fascia protetta», certe parole scostumate non si possono usare. Pronta la replica pannelliana: «Se ci fossero davvero le fasce protette, la Rai dovrebbe essere oscurata in permanenza».
Alla fine, Pannella ammicca confidenziale guardando in camera, rivolto direttamente ai telespettatori: «Vi do una notizia: temo proprio che dopo questa trasmissione non ci ammetteranno nel Pd...».
Già, la «fuga» di Ferrara (che liquida come «un comunista rimasto tale e quindi abituato all’arte della falsificazione») era solo un pretesto colto al volo: è la trattativa con Veltroni a stare a cuore a Pannella. Ironia della sorte, il leader del Pd era anche lui alla Rai, ieri mattina, ed è stato chiuso in un camerino per evitare un faccia a faccia in corridoio con il Pannella furioso. Veltroni vuole chiudere entro domenica: o i radicali accettano l’offerta oppure tanti saluti. Sa bene che Pannella, invece, è pronto a tirarla più in lungo possibile, raccogliendo tutto il malessere di chi a sinistra teme una deriva moderata e filo-cattolica del Pd e scatenandolo contro il suo «partito bulgaro» che va a braccetto con Di Pietro ma è pronto a «fare un favore al Vaticano, facendo fuori noi». Pannella raccoglie centinaia di mail di adesione all’appello che chiede un’alleanza tra il simbolo Pr e quello Pd. Il Pd invece vuole la Bonino in lista, e qualche altro nome «rappresentativo»: «Hanno il problema di candidare donne, la Margherita non ne ha e noi dovremmo rimpinguare la quota», dice la segretaria Rita Bernardini. Bonino è cauta: «Non escludo un processo che ci porti a rafforzare il Pd». Ma è difficile che la trattativa finisca bene: «Ci offrono quattro parlamentari, ma non capiscono che non ce ne facciamo nulla - spiegava ieri Pannella al verde Paolo Cento - risparmierò ad ogni costo al popolo radicale la beffa di svendere la loro storia per un piatto di lenticchie». E lo stesso Cento diceva poco dopo ad alcuni parlamentari dello Sdi: «I radicali sono abituati a fare politica anche fuori dal Palazzo, senza poltrone. Noi e voi non sapremmo più farlo...».