Aborto, Formigoni va avanti E incassa l’aiuto del governo

La Regione non ha «contromosse» in programma sull’aborto. Il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar che aveva sospeso le linee regionali sull’interruzione della gravidanza. Ma per la Regione non cambia nulla. «Non intendiamo fare nulla perché non dobbiamo fare nulla - ha spiegato ieri il presidente Roberto Formigoni - le linee guida, peraltro non vincolanti, erano già applicate, e in questi mesi sono state fatte proprie anche dai comitati etici di altri ospedali». Gli indirizzi regionali stabiliscono in 22 settimane e 3 giorni il limite entro i quali poter operare l’interruzione volontaria di gravidanza. «Si continuerà ad agire - ha detto Formigoni - secondo le linee che corrispondono al progresso scientifico e al sentimento dei medici che hanno scelto di agire secondo scienza e coscienza». Per il governatore la sentenza è «un fuor d’opera», e la sua «lettura approfondita porterà molti a farsi delle domande su temi importanti come quelli che riguardano la vita». «La 194 - secondo il presidente - è pienamente applicata e rispettata in Lombardia, ma ormai ha più di 30 anni, la ricerca nel frattempo è andata avanti, le attrezzature mediche garantiscono la vita del feto e i medici agiscono per salvare la vita del nascituro». Da quella regione che è diventata un’avanguardia nella battaglia - culturale e normativa - «pro life», il presidente è tornato a polemizzare contro quelli che ha definito «i parrucconi», vale a dire «chi sventola la scienza in modo ideologico» e «chiude gli occhi per vedere». «Il dibattito comunque - ha sottolineato ancora - non si ferma qui: la nostra azione e la realtà del progresso scientifico e di una cultura orientata alla vita lo faranno proseguire».
L’opposizione è critica con la reazione del Pirellone. Per Marco Cipriano (Sd), vicepresidente del Consiglio regionale «Formigoni continua a considerare le sentenze del Consiglio di Stato come un fatto puramente marginale». Secondo Marilena Adamo (Pd) ciò che conta è che la sentenza esclude «interpretazioni» regionali della legge.
Il pronunciamento aveva fatto esultare la Cgil, firmataria insieme a un gruppo di medici dell’impugnazione delle linee guida regionali. «Le sentenze ci danno ragione - ha ribadito ieri Nino Baseotto, segretario del sindacato - se il presidente della Regione la vuol raccontare diversamente ricordo che “chi si accontenta gode”».
Ma intanto il governo dà sostegno al Pirellone. «La decisione del Consiglio di Stato suscita delle perplessità», ha detto il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, annunciando di aver «posto un quesito al Consiglio superiore di sanità, per fornire indicazioni che abbiano possibile valenza su tutto il territorio nazionale».