Aborto, ora tutti hanno paura

Carlo Casini (Movimento della vita): &quot;Noi cattolici nel ghetto sdoganati da un laico. Occorre potenziare i consultori per far capire a chi è disperato cosa può fare&quot;. <a href="/a.pic1?ID=231241" target="_blank"><strong>Ma la battaglia spiazza pure il Vaticano</strong></a>

Carlo Casini gongola. La voce è quasi afona: «Sto parlando troppo». Il telefono strilla e nella segreteria del Movimento della vita non c’è nessuno che riesca a placarlo. «È così da stamattina». Tutta colpa di Ferrara, sembra. La moratoria sull’aborto è un petardo lasciato cadere tra le alleanze politiche. Qui non si parla più di destra e sinistra, ma si tirano in ballo altre brecce, altre fenditure. Ci si riscopre troppe laici o troppo cattolici, c’è chi rispolvera i diritti delle donne e chi evoca la dignità umana dei feti e degli embrioni. Tirare in ballo l’etica è come mischiare un mazzo di carte: non si sa più da che parte stare. Il sospetto è che Ferrara in queste cose ci sguazzi. Nuovo anno, nuovo gioco. Carlo Casini, deputato europeo in quota Udc, un passato da magistrato e una vita a sacramentare contro l’aborto, sorride. «La verità?».
La verità.
«Noi eravamo in un ghetto e Ferrara ci ha tirato fuori. Sdoganati».
Noi chi?
«Noi cattolici, noi che difendiamo la vita. Noi che non vogliamo barattare la nostra coscienza».
Qualcuno sospetta che quello di Ferrara sia un passatempo intellettuale.
«No, non credo. Siamo stati vicini di banco in Parlamento e conosco la sua sensibilità etica. Qui non c’entra la religione o la fede. L’aborto tira in ballo l’uomo».
Sicuro. Dicono anche che la Chiesa sia rimasta spiazzata.
«In che senso?».
I vescovi italiani non vogliono combattere una battaglia che sono sicuri di perdere.
«È vero, ma diciamolo sottovoce».
Cosa spaventa i vescovi?
«Il linguaggio della Chiesa è cauto, prudente. Lo sa quanti aborti legali ci sono stati in Italia? Cinque milioni. Ci sono madri, mariti, familiari, medici, assistenti sociali coinvolti con il dramma dell’aborto. Lo stesso Ferrara ha confessato di aver partecipato a tre aborti. Ci sono storie dure, pesanti, profonde. La Chiesa non vuole spargere sale sulle ferite».
Moratoria sull’aborto. Ma in concreto cosa significa?
«La moratoria ha un valore culturale molto forte. L’Onu ha approvato la moratoria contro la pena di morte. È una grande vittoria. Ma se l’omicidio di Stato è aberrante, altrettanto orrore crea l’aborto, assassinio legalizzato di milioni di essere umani».
Qui si può fare notte a discutere. Ma al di là del forte valore culturale, la moratoria di Ferrara resta, almeno a prima vista, una provocazione.
«Riapre il dibattito sulla legge 194».
Un referendum per abolire la legge?
«Non ci sono le condizioni storiche, sociali e culturali per un’iniziativa del genere».
Chi sceglie l’aborto non rischia il carcere, allora?
«Nessuno dice di punire penalmente le madri che abortiscono, ma chiediamo la revisione di alcuni articoli della legge».
Cioè?
«Le mamme vanno aiutate. Esiste una libertà di non abortire. L’aborto non è l’unica strada che ha di fronte una madre disperata. E questo è un compito che spetta ai consultori».
Dissuadere?
«No, aiutare».
Con i soldi?
«Anche. Ma non solo».
Insomma, volete un posto nei consultori.
«Vogliamo che non si vada in un consultorio solo per sapere come abortire, ma anche per capire cosa si può fare per evitare l’aborto».
Una delle accuse alla 194 è che mancano le linee guida.
«Sì, e anche su questo bisogna intervenire. Un problema che riguarda soprattutto l’aborto terapeutico. Bisognerebbe accertare con un’autopsia che il feto sia effettivamente malformato. Mi dicono che tre volte su quattro non lo è».
Con l’autopsia? È un po’ tardi. E a quel punto che si fa, si accusa medico e madre di omicidio?
«No, ma almeno sappiamo qual è la verità».