Aborto: la Regione difende soltanto la legge, non la vita

(...) c’erano anche «cattolici» come Michele Boffa, capogruppo del Pd. «È stato vergognoso che i cattolici si siano messi al traino della Sinistra radicale», sbotta Plinio, alla fine del consiglio regionale di ieri, dove il tema della legge 194 è stato ampiamente dibattuto non senza venature polemiche. A votare contro l’idea della culla per la vita sono stati Ubaldo Benvenuti, il presidente Burlando, Ezio Chiesa, Renzo Guccinelli, Claudio Gustavino, Antonino Miceli, l’assessore alla Sanità Claudio Montaldo, Minella Mosca e Moreno Veschi (tutti dell’Ulivo), ma anche Franco Bonello e Giacomo Ronzitti di Unione a Sinistra, Marco Nesci e Giacomo Conti di Rifondazione, Lorenzo Castè del Gruppo Misto, Patrizia Muratore dell’Italia dei valori, l’assessore al Bilancio Pittaluga e i Verdi Carlo Vasconi e Cristina Morelli. Hanno votato sì insieme a Plinio e Alessio Saso di An promotori dell’ordine del giorno, anche Fabio Broglia (Italia di Mezzo), Luigi Patrone dell’Udc, Gino Garibaldi. Luigi Morgillo, Franco Orsi e Matteo Rosso di Forza Italia, il biasottiano Franco Rocca e Roberta Gasco dell’Udeur.
«Dovrebbe essere motivo di vergogna soprattutto per i sedicenti cattolici liguri del Pd, ormai al traino degli ultracomunisti anche sulle questioni etiche, l’ottusità che hanno mostrato nel dire no alle culle per la vita. Vanno segnalate le lodevoli eccezioni di Gasco, Patrone e Broglia che hanno votato a favore del nostro documento», continua Plinio che ieri ha condotto anche una lunga relazione sui motivi per i quali a suo parere dovrebbe essere modificata la legge 194 sull’interruzione di gravidanza. Con 22 voti contrari e 7 favorevoli (solo del centrodestra) è stata respinta la mozione di Plinio e Saso che impegnava il presidente della giunta regionale a invitare il parlamento e il governo a procedere a un necessario aggiornamento della 194, anche alla luce dell’inchiesta de il Giornale che nei giorni scorsi illustrava come alla Liguria spettino record negativi come quello di tre aborti ogni dieci nascite o del numero di donne con almeno quattro interruzioni di gravidanza volontarie che è tre volte superiore alla percentuale inglese. Senza contare il numero consistente di aborti tra le under 14.
Invece il consiglio regionale ha respinto anche l’ordine del giorno che impegnava la giunta a fissare nuovi limiti dell’aborto terapeutico vietandolo dopo la 22ª settimana di gravidanza e a porre il divieto all’aborto selettivo in caso di una gravidanza gemellare, in assenza di reali problemi fisici della futura mamma.
È passato con 21 voti a favore e 3 contrari (oltre a Plinio e Saso ha votato sì anche il biasottiano Macchiavello mentre si sono astenuti gli azzurri insieme con la Gasco, Patrone e Rocca) l’ordine del giorno sottoscritto dai capigruppo del centrosinistra e proposto da Nesci di Rifondazione che impegna la giunta «a verificare ed operare per una piena coerente ed omogenea applicazione della 194 nel rispetto della libertà e delle responsabilità della donna, anche alla luce dei progressi scientifici (gli stessi, in definitiva, invocati da Plinio allo scopo opposto) degli ultimi 30 anni».
A parlare di fallimento della 194 è ancora Eraldo Ciangherotti presidente del Centro aiuto alla vita di Albenga che, alla luce dell’inchiesta de il Giornale, ha scritto al presidente del consiglio Silvio Berlusconi. L’obiettivo è che vengano rimosse le cause materiali dell’aborto e che venga dunque data applicazione alla 194 soprattutto per la parte di sostegno alla maternità che è venuta meno nel corso degli anni.
Intanto sempre ieri mattina l’assessore alla Sanità Claudio Montaldo ha annunciato che entro il mese di luglio si terrà la prima conferenza regionale sui servizi consultoriali per metterli in condizione di lavorare al meglio. «Speriamo che sia così - ha dichiarato Gino Garibaldi (FI) - è l’ora che la giunta metta in atto politiche concrete».