Aborto Lo spot pro-life più contestato dell’anno aggira tutte le polemiche

Se ne è parlato per settimane. Non era ancora andato in onda e già ero lo spot più contestato degli Stati Uniti. Ma alla fine, durante la pubblicità centrale della domenica del Super Bowl, protagonisti la star nascente del football, Tim Tebow, e la madre Pam, non è stata neppure pronunciata la parola «aborto», tema attorno al quale erano nate le polemiche. Lo spot, finanziato da un gruppo conservatore pro-life, Focus on the Family, dal titolo evocativo, «Celebrate family, celebrate life», non è stato così partigiano come in tanti si aspettavano negli Stati Uniti. Il messaggio di 30 secondi mandata in onda proprio durante il match di football più importante e soprattutto più seguito negli Stati Uniti, la finale del campionato nazionale, non ha fatto diretto riferimento all’aborto. Anzi, chi non conosceva la storia personale di Pam e Tim (alla signora era stato consigliato dai medici di abortire durante la gravidanza in quanto il bambino avrebbe potuto nascere disabile per una malattia contratta dalla donna all’estero, ma lei non ha ascoltato e ha partorito un giovane campione) avrebbe potuto sembrare più uno spot sull’importanza della famiglia. Madre e figlio scherzano e ridono sulla necessità di essere «tosti» a causa di tutto quello che è accaduto alla loro famiglia. Senza dare nessun messaggio anti-abortista, lo spot rimandava a un sito, quello di Focus on the Family, sul quale è possibile trovare i dettagli della storia familiare di Pam Tebow e Tim, della gravidanza difficile e della decisione della donna di andare avanti nonostante i consigli dei medici, offrendo in quel contesto un messaggio pro-life più chiaro ed esplicito. Rimanendo così al di fuori di ogni tipo di controversia.