Aborto, torna l’incubo della «mammana»

La contraccezione è soprattutto un fatto di cultura: in molti casi, ad esempio in Sudamerica, l'uso del profilattico è considerato superfluo. Anzi, viene del tutto scartato perché considerato metodo che intacca la virilità del «chico». Parlare di contraccezione e di procreazione responsabile, anche oggi, non sempre è possibile. Questa la riflessione che è emersa dall'incontro di ieri pomeriggio del Consiglio comunale con i rappresentanti dei maggiori consultori genovesi. «Il nostro modo di lavorare è molto cambiato negli ultimi anni - spiega Mercedes Bo, direttrice dell'Aied -, dobbiamo far fronte al grande flusso di extracomunitarie che ci pongono tutta una serie di problematiche socio-sanitarie con le quali prima avevamo meno a che fare». Le donne immigrate sembrano preferire agli ospedali le strutture private, per non correre il rischio di denunce. Torna il tema dell'aborto clandestino. «Un fenomeno marginale - dice la direttrice dell'Aied - ma che sicuramente esiste». Si sa che le donne sudamericane ricorrono principalmente all'aborto farmaceutico, mentre nelle comunità africane e probabilmente anche in quella cinese (anche se di quest'ultima si sa veramente poco) le donne ricorrono alle «mammane». Il compito dei consultori, che non si limita unicamente alle interruzioni volontarie di gravidanza, è sempre più complesso. Poche, sempre meno, le risorse per un mondo così articolato: ci sono il sostegno di natura psicologica e sanitaria alla donna e l'opera di prevenzione dei tumori femminili, certo, ma ci sono anche i servizi alla famiglia, alla coppia, per le adozioni. Attività per il bambino, seguito in tutte le fasi della sua crescita, dalla nascita all'adolescenza. Tutti i rappresentanti dei consultori presenti ieri a palazzo Tursi, Asl 3, Cemp, Cif e Aied, si sono trovati d'accordo su un punto: è la prevenzione è l'arma vincente contro gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili. E deve iniziare dai banchi di scuola. Come fa notare Nicolò Scialfa, Vicepresidente del consiglio comunale e preside dell'istituto Vittorio Emanuele, «i nostri ragazzi hanno confuso la sessualità bruta con l'emancipazione sessuale».
Intanto si allarga l’inchiesta sugli aborti clandestini seguita al suicidio del ginecologo Ermanno Rossi. Anche se per ora non ci sarebbero nuovi iscritti nel registro degli indagati, nel mirino degli investigatori sarebbero finiti gli aiutanti del professionista, almeno un anestesista e una ferrista che hanno partecipato a due aborti illegali alla clinica Villa Serena di Albaro. A breve sarà interrogata l’assistente del ginecologo.