Abruzzo, avvelenati tre orsi Il Wwf: taglia da 10mila euro

Tre uccisioni nel Parco d'Abruzzo. Tra le vittime anche "Bernardo", la mascotte amata dai turisti. Fulco Pratesi: "Dovrebbero indagare i Ris"

L’orso Yoghi è un cartoon. L’orso Bernardo era un animale vero. «Era», perché l’anno ucciso. Avvelenato. Stessa sorte per la sua «fidanzata» e un altro «compagno di merende». Niente di truculento: il solito assalto ai pollai della zona. Ma tanto è bastato per provocare la reazione di chi ai propri animali da cortile non vuole rinunciare. E così il serial killer degli orsi ha preso due capre, le ha imbottite di veleno e le ha usate come esca. Il povero Bernardo, la sua dolce metà (soprattutto quando prendevano di mira il miele degli alveari) e il loro giovane amico hanno abboccato in pieno. Lasciandoci le penne, anzi la pelliccia.

Tre «orsicidi» commessi in 48 ore nei boschi di Gioia dei Marsi, cuore del Parco nazionale d’Abruzzo (uno dei più antichi d’Italia con una superficie di 80mila ettari) a dimostrazione che chi voleva farli fuori aveva le idee chiare su chi, come e quando colpire. Sul responsabile della «strage» il Wwf ha messo una taglia di 10mila euro, aggiungendo (per bocca del suo presidente onorario, Fulco Pratesi) dichiarazioni che rischiano di trasformare una storia triste in una barzelletta ambientalista: «Si tratta di un atto criminale gravissimo. Un Paese civile non può permettersi questi scempi. Chiediamo l’istituzione di un Ris per la tutela dell’orso marsicano, una squadra investigativa in grado di condurre indagini puntuali e rintracciare i responsabili di un reato gravissimo che distrugge la nostra fauna».
Ecco, ci mancano solo i Ris specializzati in delitti contro i plantigradi...

Ormai di orsi marsicani ne sono rimasti una quarantina. Bernardo era il simbolo di tutti, ma era anche diventato il simbolo di un distorto rapporto uomo-animale. Suggestionati dalla sindrome di Winnie The Pooh, i turisti hanno cominciato a trattare gli orsi alla stregua di cuccioloni da blandire a colpi di merendine. E così Bernardo & C. sono stati adottati da allegre comitive escursionistiche, perdendo ogni soggezione (e paura) nei confronti degli umani. Gli orsi hanno imparato a scendere a valle, prendendo l’abitudine di usare gli ovili come dei fast food; scorribande che, negli ultimi tempi, erano diventate un’abitudine, con l’evidente disappunto degli allevatori.
«L’avvelenamento in tempi rapidi dei tre orsi - sostiene Livia Mattei, biologa del Corpo forestale dello Stato - fa pensare a un gesto di ritorsione da parte di chi si sente danneggiato dai blitz dei plantigradi. Ma la vicenda evidenzia anche lo stato di profondo abbandono del territorio». Grazie al radiocollare satellitare non è stato difficile rintracciare le «vittime», ormai note per le loro incursioni nei paesi del Parco. La fama di Bernardo aveva fatto il giro del mondo ed era diventato una vera attrattiva non solo per i più piccoli.

Una donatrice americana, la miliardaria Jenny, aveva destinato lo scorso anno un milione di euro al parco, al Corpo forestale e alla Sapienza di Roma proprio per la ricerca e la conservazione dell'orso marsicano.

«È una grave perdita - ha dichiarato il direttore del Parco, Aldo Di Benedetto - in quanto incide sul potenziale riproduttivo della popolazione dei plantigradi già numericamente esigua. Per di più viene a mancare l'orso Bernardo che, negli ultimi anni, tanto ha fatto parlare di se per gli incontri ravvicinati nei centri abitati e che ha “battezzato” una delle tante associazioni costituitesi per la tutela della specie».

E proprio dall’associazione «Amici di Bernardo» arrivano gli attacchi più duri: «Stavamo già risarcendo i proprietari delle galline sbranate dagli orsi, ma evidentemente qualcuno ha deciso di farsi giustizia da sé...». Sempre ieri nella Marsica sono stati scoperti anche due lupi, avvelenati esattamente come gli orsi. Una favola nera senza lieto fine.