Abruzzo, blitz finale: 1.000 assunzioni

Nell’ultima seduta utile prima dello scioglimento del Consiglio è stato
deciso di assegnare un posto a portaborse e precari Tra i beneficiati
il fratello del consigliere verde autore del colpo di mano. Insorge Fi: "La sinistra cerca consensi così"

L’Aquila - Poco meno di mille. «Come quelli di Garibaldi, le camicie rosse, mica per caso», se la ride un ragazzo sul pianerottolo al terzo piano del consiglio regionale d'Abruzzo, all'Aquila. «No, no, niente nomi, non sono nessuno. A me non m’hanno assunto, nemmeno con questo benedetto emendamento. Benedetto si fa per dire, eh?». Manco a dirlo, l’emendamento è quello con cui, nell’ultima seduta utile prima dello scioglimento, il consiglio della Regione Abruzzo ha deciso, tra i «provvedimenti urgenti e indifferibili» approvati in zona Cesarini, di «stabilizzare» un migliaio di persone tra precari, co.co.co. e contratti a termine. Tutto grazie a un documento di due pagine che aggiunge un articolo, il 22bis, al progetto di legge numero 454/08 e che porta la firma di un consigliere dei Verdi, Walter Caporale. Emendamento approvato grazie ai voti del centrosinistra, con alcune defezioni.

Cosa dice questo articolo? Autorizza giunta e consiglio ad «adottare disposizioni per la stabilizzazione del personale precario» impiegato in Regione. E negli altri commi estende le disposizioni ai precari delle Asl e al personale assunto a tempo determinato negli uffici della Giunta e del Consiglio. Risultato, «una vergognosa captatio benevolentiae arronzata dalla sinistra per cercare di raccogliere consensi a pochi giorni dal voto», ringhia il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Nazario Pagano. «In soldoni – spiega – questo apre le porte a un migliaio di persone, e il tutto nell’ultima seduta e dopo quello che è successo in questa consiliatura». La somma la fa sempre Pagano: «Ci sono 70 contratti a termine che lavorano in giunta e 7-8 in consiglio regionale. A questi si sommano i 260 “co.co.co”, assunti prevalentemente dal centrosinistra, e tra i quali sono tanti i figli e figliastri sia di politici che di funzionari e dipendenti dell’ente. Poi una cinquantina di “portaborse” e circa 600 persone impiegate attualmente nelle Aziende sanitarie locali. Io, ovviamente, ho votato contro nonostante abbia potuto leggere l'emendamento per meno di un minuto prima del voto. Che per inciso si è svolto per alzata di mano. E quella sera ho visto alzarsi mani di qualcuno che ora si affanna a dichiararsi contrario a questa legge scandalosa».
Il provvedimento, tra l’altro, avrebbe effetti anche nei confronti del fratello del consigliere che ha firmato l'emendamento, impiegato come funzionario «precario» proprio al gruppo dei Verdi in consiglio regionale. Curioso. Ma di aspetti opachi, a dir poco, ce ne sono in abbondanza. A cominciare dal pasticcio delle 600 assunzioni nelle Asl, in una regione che dopo gli arresti e gli scandali nella sanità ha visto da appena due mesi la nomina di un commissario, Gino Redigolo. E nel decreto che lo indica, il governo al primo punto dei «compiti» per il commissario mette proprio «razionalizzazione e contenimento della spesa per il personale». Quanto ai quasi 300 co.co.co., c’è chi fa notare come la maggior parte siano stati assunti con selezioni mai pubblicate sul bollettino ufficiale della Regione, ma solo sui siti web dei settori di riferimento. Ci sarebbe persino chi si trova «stabilizzato» pur essendo entrato in Regione meno di un anno fa, a gennaio 2008. Ora i candidati di Pdl e Idv (ma qui ci sono ancora 19 gruppi consiliari, difficile rinunciare alle prerogative e, appunto, ai posti di lavoro), Gianni Chiodi e Carlo Costantini, si affrettano a bocciare il provvedimento e ad annunciarne il ritiro come primo atto dopo l'insediamento. Se non arriverà prima l’impugnativa del governo. L'opposizione insorge, e pure Rifondazione prende le distanze mentre i due consiglieri del partito di Di Pietro parlano di «poca chiarezza». Difficile non dargli ragione. Al terzo piano del palazzone grigio, negli uffici della «direzione Attività amministrativa» non c’è traccia del resoconto di quella seduta tempestosa, e nemmeno del provvedimento. «Eh, mi sa che si tratta di atti interni, non di atti pubblici», si scusano imbarazzate le due funzionarie. «E poi, anche volendo – interviene una di loro – non potremmo farne copia. Come vede non c’è luce». Già, un black out ha lasciato l'intero edificio al buio. E la chiarezza è più lontana che mai.