Abu Mazen fa il duro: «No a uno Stato con confini provvisori»

Gerusalemme In un discorso, duro nel tono e nella sostanza, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen ha ribadito il suo netto rifiuto di uno Stato palestinese dentro confini provvisori e ha insistito sulla condizione di un totale congelamento della politica di insediamenti ebraici in Cisgiordania prima di riprendere i negoziati di pace con Israele.
Abu Mazen si è così espresso a Ramallah davanti a una folla di migliaia di palestinesi, giunti anche da diversi centri della Cisgiordania, nel corso di una cerimonia nella Muqata, il quartier generale dell’Anp, in occasione del quinto anniversario della morte dello storico leader palestinese Yasser Arafat. Una partecipazione di folla, voluta da Al Fatah, che ha anche inteso essere espressione di sostegno a Abu Mazen. Hamas ha invece impedito lo svolgersi di commemorazioni nella striscia di Gaza.
Abu Mazen, che è stato eletto circa cinque anni fa al posto di Arafat, ha affermato che «uno Stato palestinese è una verità riconosciuta da tutto il mondo. La battaglia che stiamo conducendo è di ottenere il riconoscimento dei suoi confini». Il presidente ha respinto il piano dell’ex ministro della Difesa israeliano e attualmente membro dell’opposizione Shaul Mofaz, che nei giorni scorsi aveva proposto la costituzione di uno Stato palestinese entro confini provvisori nel 60% della Cisgiordania e a Gaza. «Lo abbiamo detto in passato e lo ribadiamo anche oggi: non possiamo accettare uno Stato dai confini provvisori» è stata la replica dell’anziano leader.
Abu Mazen ha pure insistito che i negoziati di pace non riprenderanno fino a quando Israele non cesserà totalmente i piani di edilizia ebraica negli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme est, neppure se necessari, secondo Israele, per soddisfare le esigenze di «crescita naturale» della popolazione di coloni. Gli insediamenti ebraici, ha insistito, sono illegali e i palestinesi «hanno il pieno diritto di chiedere che siano smantellati».
«Gli israeliani - ha continuato - ci stanno spingendo a porci domande che non vogliamo sollevare: se abbiamo fatto bene a scegliere la via della pace». Abu Mazen ha poi detto alla folla «non voglio parlare del mio desiderio di non ricandidarmi» e ha sibillinamente aggiunto che «ci saranno altre decisioni che io prenderò alla luce dei prossimi sviluppi».
In uno dei discorsi tenuti ieri a Ramallah Nasser Al-Kidwa, ex ambasciatore palestinese all’Onu e nipote di Arafat, ha riproposto la tesi che lo zio sia stato avvelenato da Israele. «Gli esperti che abbiamo consultato - ha detto - ci hanno spiegato che un semplice veleno prodotto da un mediocre scienziato è difficilmente identificabile anche dagli esperti. Non posso dire con certezza che Arafat è stato ucciso dagli israeliani, ma è un’ipotesi che non posso respingere perché nemmeno i medici la possono smentire».