Abu Mazen mette fuorilegge l’esercito di Hamas

Ma a Gaza non si fermano le purghe contro i fedeli di Fatah

C’è confusione sotto il sole d’agosto. L’ufficio del presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) da una parte annuncia leggi e decreti che sembrano preludere a una definitiva chiusura con Hamas. Dall’altra il premier israeliano Ehud Olmert, pronto - secondo indiscrezioni di stampa - a redigere un’intesa di pace segreta con il presidente palestinese, sente puzza di bruciato e intima ad Abbas di sospendere qualsiasi rapporto col «grande nemico» se tiene al negoziato con Israele.
Chi non fa un solo passo indietro è Hamas. A Gaza - dove continua la grande purga dei fedelissimi di Fatah - è finito in carcere per qualche ora il procuratore generale Ahmed al Mughani, assai vicino ad Abbas. Ad arrestarlo è stata la Forza Esecutiva, milizia simbolo di quelle brigate armate di Hamas che il presidente palestinese avrebbe già messo fuori legge per decreto.
Ma se l’arresto di al Mughani e il suo rilascio sono fatti indiscutibili, come pure il progetto fondamentalista di procedere a una radicale riforma del sistema giudiziario nella Striscia, le mosse anti-Hamas del presidente palestinese appaiono ben più evanescenti. I portavoce della presidenza si guardano bene dall’annunciare ufficialmente il decreto sulla messa fuori legge delle milizie di Hamas. Secondo l’agenzia palestinese Ramattan quel decreto porta invece la data del 12 agosto e prevede condanne fino a sette anni di carcere per chi milita nelle file delle organizzazioni definite «illegali» e per chiunque finanzi il movimento integralista. Lo stesso decreto prevedrebbe anche il sequestro di fondi e conti correnti in uso alle milizie.
Quella sulle milizie non è la sola legge fantasma uscita dal palazzo presidenziale. Mercoledì i portavoce di Abbas avevano annunciato un decreto capace di precludere la partecipazione elettorale alle formazioni che rifiutano il riconoscimento d’Israele e di tutti i trattati tra Autorità Palestinese e stato ebraico. Il decreto anti Hamas-prevede anche variazioni nella presentazione dei candidati per impedire al movimento integralista di ripetere la straordinaria vittoria elettorale del gennaio 2006. Ieri, però, fonti della presidenza smentivano che quel decreto avesse il potere di cambiare la legge elettorale. La precisazione sembrava un ossequioso riconoscimento degli avvertimenti di Hamas prontissimo nel ricordare al presidente l’illegittimità di qualsiasi modifica elettorale non approvata dal Parlamento. Lo stesso presidente aveva del resto già svuotato di qualsiasi significato le proprie «grida» annunciando di non voler convocare nuove elezioni prima del ricongiungimento istituzionale tra Gaza e Cisgiordania.
Dal momento che le forze del presidente non sembrano in grado di procedere a una riunificazione «manu militari» sembra ovvio immaginare che l’amletico Abbas stia rimuginando un possibile accordo. A rendere più espliciti questi propositi ha contribuito la conferenza stampa di Ramallah durante la quale il presidente palestinese ha esortato Hamas a «correggere i propri errori e ritornare all’unità per ridare speranza al popolo palestinese che non sopporta il proseguimento della separazione tra la striscia di Gaza e la Cisgiordania». Le parole - interpretate in Israele come una rottura dell’impegno a evitare qualsiasi dialogo con gli integralisti - hanno innescato l’immediata reazione di Olmert che ha intimato ad Abbas di sospendere qualsiasi approccio con Hamas se vuole evitare l’«immediata interruzione del processo diplomatico in corso».