Abu Mazen: voto anticipato. Hamas: è un golpe

Il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, ha scelto l’arma del voto annunciando nuove elezioni, ma i rivali di Hamas che controllano governo e Parlamento rispondono a muso duro parlando di colpo di Stato e di istigazione alla guerra civile. Sul terreno le due fazioni hanno ripreso a spararsi addosso, soprattutto nella striscia di Gaza, dove la situazione è incandescente e ieri sera è stato ucciso un ragazzino di 13 anni.
«Ho deciso di indire elezioni parlamentari e presidenziali, perché la crisi sta peggiorando» ha detto ieri Abbas, nome di battaglia Abu Mazen, parlando in diretta alla televisione palestinese. In pratica il presidente vuole il ricorso alle urne per tentare di scalzare la maggioranza di Hamas in Parlamento e soprattutto “licenziare” il governo del primo ministro Ismail Haniyeh, leader degli integralisti. Lo stesso Abbas si è messo in discussione invocando anche il voto presidenziale e ha fatto sapere che difficilmente si presenterà per un nuovo mandato. Nonostante l’arma del voto Abu Mazen ha lasciato comunque aperto uno spiraglio politico per la formazione di un governo di unità nazionale con Hamas, pur sottolineando che non parteciperà in prima persona alle trattative.
«Ho deciso di rivolgermi al popolo a causa delle sofferenze che ha patito nei mesi scorsi, durante i quali ha dovuto sostenere l'insostenibile» ha detto Abbas ricordando l'embargo decretato dall'Occidente nei confronti del governo oltranzista di Hamas. Il presidente ha spiegato che Hamas si è rifiutato di accogliere le richieste della comunità internazionale di riconoscere Israele e cessare le violenze. Se lo avesse fatto il blocco degli aiuti sarebbe stato revocato. Secondo Abbas ora serve proprio «un governo che possa togliere l'assedio». Il presidente ha aggiunto che «è un diritto costituzionale, posso farlo quando voglio. Lo scioglimento dell'esecutivo non è - come lo aveva definito il ministro degli Esteri Mahmoud Zahar (di Hamas) - una ricetta per evitare la guerra civile, in quanto i membri del Movimento islamico di resistenza non ci spaventano». Secondo Saeb Erekat, uno stretto collaboratore del presidente, le elezioni, per motivi tecnici e legali, non si potranno tenere prima della metà del 2007. Abbas deve emanare un decreto e convocare i comizi e poi ci vorranno almeno tre mesi per aggiornare le liste elettorali.
Il presidente ha comunque chiarito di non volere un conflitto fratricida: «Non permetteremo a noi stessi di precipitare in una guerra civile». Il problema è che Hamas non vuol saperne di tornare a votare e di vedersi sciogliere il governo. In risposta al discorso del presidente i rappresentanti integralisti hanno usato parole durissime. «Ciò che abbiamo sentito oggi da Abu Mazen è una dichiarazione di guerra civile che, se Allah vorrà, cercheremo di evitare», ha dichiarato Ahmed Yussef, consigliere politico del premier Ismail Haniyeh. Non sono mancate le velate accusa di golpe. «Il governo palestinese respinge l'annuncio di Abbas di indire elezioni anticipate e le considera un colpo contro la legalità e la volontà del popolo palestinese» ha ribadito il braccio destro del premier. «Non permetteremo questa rivoluzione», ha aggiunto il portavoce del movimento islamico, Ismail Radwan, chiarendo che il governo guidato da Hamas intende continuare il suo lavoro. I dirigenti di Hamas si sono appellati alla piazza per protestare contro Abu Mazen, in diverse città palestinesi, a cominciare da Gaza City, dove ieri sera era stata convocata una manifestazione di fronte al Parlamento. Anche dall’estero le fazioni oltranziste palestinesi, ancora in esilio, hanno respinto il ricorso alle urne.
Poche ore dopo il discorso televisivo della discordia sono scoppiati nuovi scontri armati fra sostenitori di Fatah e di Hamas. La scintilla si è accesa a Khan Yunis nel sud della striscia di Gaza, ma si segnalano sparatorie anche in altre zone. Al momento gli scontri, con armi automatiche e lanciarazzi, hanno provocato la morte di un tredicenne e una quindicina di feriti. Il sito Debka file, vicino ai servizi israeliani, ha rivelato che prima del discorso del presidente ambedue le fazioni avevano rafforzato le loro posizioni militari. Le unità della polizia «ausiliaria» di Hamas puntano a espugnare le postazioni in mano ai reparti di sicurezza fedeli ad Abu Mazen a Gaza, oltre che la sede della televisione. In Cisgiordania i miliziani di Fatah sono pronti ad attaccare il campo di rifugiati di Balata, vicino a Nablus, roccaforte di Hamas, dove sono arrivati negli ultimi giorni nuove armi compresi missili anticarro.