Abu Omar, i Pm protestano per lo stop al processo

I magistrati contestano il rinvio a ottobre Pomarici: «Così si rischia di non finire mai»

da Milano

Lo spettro della sospensione aleggiava fin dalle prime battute del dibattimento. E sospensione è stata. Il processo per il sequestro dell’imam Abu Omar riprenderà solo il prossimo 24 ottobre, in attesa che la Corte costituzionale si pronunci sul conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sollevata dal governo. Una decisione, quella del giudice Oscar Magi, mal digerita dalla Procura.
«Dal punto di vista tecnico la decisione è ineccepibile - è il commento del pm Ferdinando Pomarici, titolare dell’inchiesta assieme all’aggiunto Armando Spataro -, ma ritengo che sia sbagliato e illegittimo il sistema che consente in teoria di sospendere un processo all’infinito in materia di conflitto di attribuzioni. Perché nel caso in cui questo specifico ricorso dovesse essere rigettato, il governo potrebbe presentarne un altro sollecitando una nuova sospensione del dibattimento».
Lo stesso Magi auspica che la Corte si pronunci «in tempi ragionevoli», «consentendo così un corretto sviluppo procedurale della vicenda in esame, che ha un bisogno assoluto di chiarezza da raggiungersi in tempi veloci». La sospensione, tuttavia, si rende necessaria, perché «non è opportuno dare inizio all’istruttoria dibattimentale in un procedimento la cui permanenza e legittimità procedurale sono sotto il giudizio di altro supremo collegio giurisdizionale».
Il processo, infine, si arricchisce di un ulteriore elemento. L’ex imam, infatti, ha presentato una memoria in cui racconta di aver visto in un ufficio delle forze di sicurezza egiziane (era la primavera del 2004) un documento in cui gli veniva assicurata la scarcerazione in cambio del suo silenzio assoluto «per non mettere in imbarazzo il governo italiano».