Abu Omar, Di Pietro spara sul governo

Il ministro parla da ex pm di Mani pulite: "Sulla richiesta di estradizione il governo è in ritardo, dobbiamo fare in modo che gli Usa si prendano le loro responsabilità". Poi attacca Rutelli: "Parla a titolo personale"

New Delhi - Sulla mancata estradizione richiesta dalla procura di Milano "sbagliava il governo Berlusconi prima e sbaglia il governo attuale". Il ministro delle Infrastrutture, ed ex pm di Mani pulite, Antonio Di Pietro, non fa sconti a nessuno. Nemmeno a Prodi. Poco dopo aver partecipato alla conferenza stampa, assieme al premier, sulla missione in India, Di Pietro sottolinea come "l'Italia sia già in ritardo rispetto alla richiesta di estradizione, formulata dalla procura di Milano, già dal giorno dopo in cui la richiesta stessa era stata avanzata. A mio avviso - prosegue Di Pietro - sul piano politico sarebbe meglio dare esercizio al provvedimento perché così - suggerisce - si mette la palla in mano agli americani che si devono assumere le loro responsabilità". Non farlo, secondo Di Pietro, allunga un'ombra di "connivenza e copertura ad operazioni illegali".

Mastella e Rutelli Ma chi dovrebbe dare seguito alla richiesta della procura, gli viene chiesto. "Sul piano formale quella sui sequestri di persona spetta al ministro della Giustizia. Ma in un caso così particolare è ovvio che se il Guardasigilli non vi provvede è perché ha un avvallo più alto...". Dopo l'attacco a Prodi per aver sollevato l'ombra del dubbio anche su Mastella, Di Pietro se la prende con il vicepremier, Francesco Rutelli. Secondo il ministro, infatti, "Rutelli parla a titolo personale quando afferma che i giudici di Milano avrebbero bruciato 85 agenti dei servizi italiani. I giudici - scandisce - hanno invece scoperto delle azioni illegali ed è grave errore farli passare per colpevoli".

Contro i servizi Secondo Di Pietro, inoltre, "gli agenti segreti italiani e stranieri non possono pensare di comportarsi come la banda dei sardi sequestrando persone in violazione di tutti i diritti. L'Italia - ribadisce quindi l'ex Pm - non deve usare gli 007 per coperture, connivenze e complicità con i rapitori. Esiste un principio costituzionale per la corretta collaborazione tra poteri dello Stato. Un principio - sottolinea con forza Di Pietro - che il governo in questo memento, come nel recente passato, non sta rispettando". Un appunto, questo, che viene rivolto, pur senza citarlo, direttamente a Prodi che in questi gironi, e ancora stamattina, ha motivato il suo comportamento con il rispetto del segreto di Stato. "La procura di Milano - fa presente Di Pietro - chiede l'esecuzione di un provvedimento cui il governo non dà seguito. Ma questo è un provvedimento, peraltro (la richiesta di rogatoria, ndr), che non ha nulla a che vedere con il segreto di Stato".