Abu Omar, Pm pronti a partire per gli Usa

«Questo è solo un primo passo. Poi toccherà all'attorney general decidere se prestare o meno l’assistenza giudiziaria che è stata richiesta». È quanto ci si limita a dire negli ambienti giudiziari milanesi dopo aver appreso della firma, apposta ieri dal ministro della Giustizia Roberto Castelli, alla rogatoria internazionale che potrebbe consentire agli inquirenti di Milano di recarsi oltreoceano per interrogare i 22 agenti della Cia accusati del rapimento di Abu Omar, l’ex imam sequestrato il 17 febbraio di tre anni fa vicino alla moschea di viale Jenner.
Da quanto si è saputo la rogatoria a cui il guardasigilli ha dato il disco verde sarà inoltrata all’attorney general di Washington, il quale dovrà decidere se accogliere o respingere la richiesta. Nel caso in cui dagli Usa arrivasse il parere positivo il Procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, insieme ad almeno un funzionario della Digos, potrà andare negli Stati Uniti e per circa un mese dedicarsi all’attività istruttoria segnalata nell’istanza inviata in via Arenula un mese fa: interrogare gli agenti Cia (nei confronti dei quali è pendente davanti al ministero anche una richiesta di estradizione), sentire una serie di testimoni e raccogliere documentazione utile alle indagini.
In sostanza prima che ci sia qualche eventuale attività concreta «ci vorrà ancora del tempo» e nei corridoi del palazzo di giustizia più d’uno ritiene però difficile che gli Usa possano accogliere la richiesta di assistenza firmata ieri da Castelli.
La richiesta di rogatoria è stata firmata dal ministro Castelli un giorno prima che scadessero i 30 giorni previsti dall’art. 727 del codice di procedura penale. Se il Guardasigilli non avesse deciso entro questo lasso di tempo, l’autorità giudiziaria di Milano avrebbe potuto inoltrare direttamente la rogatoria negli Usa. Una volta ricevuta la rogatoria, le autorità di Washington non hanno un limite temporale per accettare o rifiutare la richiesta italiana. Anche se nel trattato del 1982 che regola i rapporti giudiziari tra Italia e Usa si dice che il Paese che riceve la richiesta di assistenza dovrebbe rispondere con sollecitudine, non è detto che ciò avvenga.
Anzi - come viene fatto notare in ambienti del ministero della Giustizia - talvolta le risposte non sono mai arrivate. È il caso, ad esempio, delle due rogatorie inviate a Washington dalla procura di Roma - sempre attraverso il ministero di Via Arenula - per poter poter far luce sulla morte di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi ucciso in Irak lo scorso marzo a un posto di blocco Usa subito dopo la liberazione della giornalista del manifesto Giuliana Sgrena. Non è escluso, dunque, che anche per un altro caso spinoso come quello dei 22 agenti Cia, gli Usa possano adottare la stessa linea attendista.