Abu Omar, Pollari rinviato a giudizio con 26 agenti Cia

Inizierà l'8 giugno il processo contro l'ex numero uno del Sismi, gli 007 italiani, i funzionari dei servizi segreti e gli uomini di Langley. Tutti e 32 gli imputati sono accusati di essere coinvolti nel rapimento dell'ex imam della moschea milanese di viale Jenner. Berlusconi: "Ora agli occhi del mondo i nostri servizi saranno visti come inaffidabili, è un colpo alla sicurezza degli italiani"

Milano - Il gup di Milano Caterina Interlandi ha rinviato a giudizio il generale Nicolò Pollari per concorso nel sequestro di Abu Omar. Con l' ex capo del Sismi sono stati rinviati a giudizio anche il dirigente del servizio segreto militare Marco Mancini, altri funzionari e 26 agenti della Cia. Il processo è stato fissato per l' 8 giugno. Tra gli agenti Cia sono stati rinviati a Giudizio Robert Seldon Lady, l' ex capocentro dela Cia a Milano, e Jeff Castelli, responsabile del servizio segreto americano in Italia. Per il sequestro dell' imam andranno a processo anche Raffaele Ditroia, Luciano Di Gregorio, e Giuseppe Ciorra. A giudizio anche i funzionari Sismi Pio Pompa e Luciano Seno accusati però solo di favoreggiamento. Il giornalista Renato Farina, vice direttore di Libero, ora sospeso dalla professione, ha patteggiato la pena a sei mesi. Il giornalista era accusato di favoreggiamento. A un anno 9 mesi e 10 giorni ha invece patteggiato la pena l'ex carabiniere del Ros Luciano Pironi, accusato di concorso in sequestro di persona.

Conflitti internazionali Dopo i rinvii a giudizio di oggi, questo costituisce il primo caso di processo sulle cosiddette "extraordinary rendition" (i trasferimenti illegali di sospetti di terrorismo), uno degli aspetti più controversi della lotta al terrorismo attuata dal presidente Usa, George W.Bush, su cui si è espresso duramente due giorni fa il Parlamento europeo, e che ha provocato una aspra contrapposizione fra la magistratura italiana, il governo Berlusconi e ora il governo Prodi. Ieri infatti il governo ha depositato alla Corte Costituzionale il suo ricorso contro i magistrati di Milano ritenendo che abbiano travalicato i propri poteri nell'inchiesta sul rapimento di Abu Omar, violando il segreto di Stato.

I legali: la Consulta può demolire le accuse «Dobbiamo rilevare che la Corte Costituzionale si pronuncerà, quanto prima, sul conflitto di attribuzione proposto dal presidente del Consiglio e sulla delicata questione delsegreto di stato con effetti che potrebbero essere demolitori di tutti gli atti assunti dalla Procura milanese». Così i difensori del generale Pollari, avvocati Titta Madia e Franco Coppi, che si dicono «sorpresi e delusi della decisione> di rinvio a giudizio. «Anche per questi motivi - spiegano - il generale Pollari, pur costernato per la decisione odierna, è determinato a far valere la sua innocenza in ogni sede». «Riteniamo che anche dagli atti dell'indagine preliminare raccolti dalla Procura di Milano emerge chiara la mancanza di qualsiasi responsabilità del generale Pollari e del Sismi nella vicenda. E ciò anche prescindendo dai documenti coperti dal segreto di stato, dei quali il generale Pollari non può avvalersi per la sua difesa, senza il consenso formale del presidente del Consiglio».

Berlusconi: ora per il mondo servizi inaffidabili «Ora agli occhi del mondo i nostri servizi verranno visti come inaffidabili». È quanto afferma Silvio Berlusconi, riguardo al rinvio a giudizio per Nicolò Pollari. «È un processo assurdo - continua Berlusconi - come si fa ad arrivare a questa conclusione? La conseguenza sarà che non solo i servizi americani, ma anche tutti i servizi del mondo ci considereranno inaffidabili. È un colpo contro la sicurezza dei cittadini italiani». Silvio Berlusconi esprime il proprio apprezzamento per l'opera svolta dai Servizi segreti italiani negli anni passati. «In cinque anni - osserva Berlusconi - non c'è stato neanche un attentato. E di questo vanno ringraziati».

Gasparri: segreto di stato violato La vicenda Pollari solleva una domanda: in Italia esiste o no, si chiede in un comunicato il deputato di An Maurizio Gasparri, il segreto di Stato? «Sia il governo Berlusconi - ricorda l'esponente di An - che il governo Prodi, come ha confermato nei giorni scorsi il vicepresidente del consiglio Rutelli a Montecitorio, hanno posto il segreto di Stato sulle vicende riguardanti Abu Omar. Eppure la magistratura va avanti rinviando a giudizio chi, guidando i servizi di sicurezza, ha garantito in Italia e all'estero risultati eccellenti. Ma vale o non vale il segreto di Stato in questo paese?».

Castelli: solidarietà a Pollari «Avevo già espresso la mia solidarietà al generale Niccolò Pollari, raro esempio di leale servitore dello Stato e di combattente contro il terrorismo islamico, lo scorso dicembre, e oggi il mio giudizio non cambia, anzi, semmai è rafforzato sia dalle parole del vice premier Rutelli sulla violazione del segreto di Stato da parte di alcuni magistrati, sia dalla perdurante decisione del Ministro Mastella di non inoltrare la richiesta di estradizione per gli agenti Cia coinvolti nel presunto rapimento dell'imam Abu Omar». Così il presidente dei senatori della Lega Nord ed ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli, commenta la decisione dal gup di Milano.

Fassino: la politica stia fuori «Ho fatto il ministro della Giustizia e so per esperienza che ogni qual volta la politica si sovrappone alla giustizia non fa un buon servizio nè all'imparzialità e all'indipendenza della giustizia, nè all'autonomia della politica», dice il segretario dei Ds Piero Fassino.

La Cia: no comment I rinvii a giudizio che riguardano anche 26 agenti della Cia, ottengono solo un 'no comment' a Langley, in Virginia, dove si trova il quartier generale degli 007 americani. «Come abbiamo sempre fatto in passato - ha detto all'Ansa il portavoce della Central Intelligence Agency, Paul Gimigliano - non commentiamo decisioni prese nell'ambito di questa vicenda giudiziaria». La Cia non ha mai preso ufficialmente posizione sulla vicenda del sequestro dell'imam egiziano, nè più in generale sul programma delle 'renditions' avvenute in Europa. Il governo americano non ha confermato in questi anni le identità degli agenti incriminati a Milano e il ministero della Giustizia ha ripetutamente rifiutato di commentare gli sviluppi dell' inchiesta, perchè non ha ricevuto richieste formali di estradizione per funzionari e agenti della Cia.