Abusi sessuali e furti di farmaci in un reparto per disabili mentali

«Una storia indegna di una società civile». Ha usato questa espressione il Procuratore capo di Brescia Giancarlo Tarquini, quando ha parlato della vicenda portata alla luce dai Nas di Brescia in un ospedale di Brescia. Tutto sulla base di quanto emerso da indagini protrattesi per diversi mesi è accaduto nella comunità protetta per persone con problemi di natura psichiatrica, in una storia di abusi sessuali nei confronti di una sessantenne, ovviamente con patologie mentali, e di furti di medicine e di alimentari. I reati sarebbero stati commessi in un periodo che va dal 2001 fino ai giorni scorsi, quando sono scattati i provvedimenti cautelari disposti dal gip Alessandra Ramon. Ben sei le persone, tra cui un medico, infermieri e assistenti, finite agli arresti domiciliari accusate, a vario titolo, di diversi reati. Inoltre vi sono altri quattro indagati. Si tratta, complessivamente, della metà del personale presente nell'unità psichiatrica facente parte dell'Azienda Ospedali Civili di Brescia. Le perquisizioni nelle abitazioni degli indagati hanno consentito di recuperare parte del materiale trafugato. Ma ci sarebbero anche riprese di telecamere collocate dagli investigatori, che documenterebbero i reati contestati. Per quanto riguarda i furti di medicine è stato appurato che si trattava di un peculato «a fini domestici» e che quindi, fino a questo momento non esistono elementi per parlare di un mercato clandestino delle medicine trafugate. «Mai ci si saremmo aspettati di trovarci di fronte a episodi del genere», ha detto il colonnello dei Nas Leopoldo De Filippi.