Abusi sessuali, ricatti, ruberie Unhcr, chi aiuta i rifugiati non sempre è così «buono»

Ci sono nefandezze da cortile che passano quasi inosservate, come lo scandalo Lubbers. Ricordate? Sì proprio l’Alto Commissario per i rifugiati Ruud Lubbers, costretto, era il febbraio 2005, a dimettersi dopo la denuncia per molestie sessuali presentata a suo carico da una collaboratrice delle Nazioni Unite. E ci sono scandali ignobili di cui si è parlato ampiamente e di cui si dovrebbe continuare a parlare e a scrivere perché non accadano più. Era il febbraio 2002: a provocare il terremoto fu l'allarme lanciato qualche mese prima da Jane Givril di Save the Children: «In Liberia, Sierra Leone e Guinea, dove ci sono migliaia di profughi che vivono in condizioni disperate da anni a causa dei conflitti civili, cibo, medicine, coperte e tende sono diventate tutte merci che gli uomini dell'Alto Commissariato usano e hanno usato in cambio di prestazioni sessuali». Al Palazzo di Vetro e ancor meno a Ginevra quartier generale dell’Unhcr non furono molto felici di quella denuncia, che seminava nel mondo sconcerto e rabbia e decisero di avviare un'indagine immediata. Ne uscì da parte degli ispettori Onu, un rapporto voluminoso, frutto di 1500 interviste raccolte durante un'indagine di sei settimane. Sei settimane e 1500 interviste per avere la conferma della più atroce delle verità: abusi sessuali ripetuti e in alcuni casi atti di pedofilia. Rileggiamo qualche dichiarazione da quel rapporto. Un piccolo rifugiato della Sierra Leone: «Volevano da noi amore in cambio di qualche centesimo». Un'adolescente della Liberia: «Mi sono trovata in trappola, avevo fame, dovevo dare il mio corpo». Un'altra giovane donna della Liberia rimasta incinta: «Ho fatto sesso con loro per ottenere un po' di farina e qualche medicina ma quando mio figlio è nato sono stata cacciata dal campo profughi». «Sono sconvolto, turbato» commentò, all'epoca, il gran capo dell'Onu, Kofi Annan (peraltro anche lui, passato non proprio indenne attraverso lo scandalo «Oil for food»). Alla fine furono una settantina le persone identificate in base alle testimonianze, molti dei quali «valorosi» esponenti sul campo di quell' Alto Commissariato che non demorde. Che continua dare lezioni di moralità e sensibilità all'Italia. Già, chi è moralmente così pulito come l'Unhcr da dare lezioni di moralità? Meglio stare attenti a chi fa beneficenza o promette solidarietà e aiuti, senza essere controllato da nessuno...
È un po’ il filo conduttore che lega certi oscuri episodi che hanno portato agli onori delle cronache l'Alto Commissariato. Persino certi disordini scoppiati per scarsità di razioni in molti campi profughi dell'Africa, a Kakuma nel Nord Ovest del Kenya, per esempio. Con singolari ritorsioni da parte dei funzionari locali. Che arrivarono a chiudere la distribuzione dei viveri e dei medicinali, per «ridurre alla ragione» chi era e resta disperato. Si dovrebbe occupare tempestivamente dei profughi l'Alto Commissariato per i rifugiati. E invece, e questo lo ricordiamo noi, in prima persona, che laggiù ci siamo stati durante la guerra, l'Unhcr finì nel frullatore delle polemiche per aver sottovalutato l’esodo dei disperati in Kosovo, per aver abbandonato i profughi al loro destino proprio nella prima emergenza. Forse perché il responsabile in Albania dell'Unhcr, un malese che venne poi rimosso in fretta e furia, preferiva passare le serate in cene a lume di candela a Tirana piuttosto che allestire i campi profughi a Kukes.
Sempre un po' troppo disinvolti all'Unhcr. E talvolta persino più affamati di chi dovrebbe aver fame perché non ha cibo. Un altro esempio illuminante in proposito? Le frettolose dimissioni date dall'inviato speciale dell’Alto Commissariato per i rifugiati in Uganda e Gibuti quando, era il 1991, si venne a scoprire che da un deposito erano stati prelevati e spariti nel nulla aiuti alimentari per 600 milioni di vecchie lire. Quando il Sunday Times diede la notizia, pubblicò anche un documento da cui risultata che il «prelievo» era stato autorizzato con tanto di firma da quel funzionario corrotto.