Abusi su down, parola ai familiari

Quella del bambino down molestato in casa sua da un’assistente domiciliare è una storia torbida che presenta ancora diversi lati oscuri da chiarire. Nel tentativo di fare luce sulla vicenda, il pm Antonella Nespola ha deciso di convocare la madre del piccolo assieme al fratello maggiore come persone informate sui fatti. Se la ragazza è finita agli arresti domiciliari in fondo è anche per merito dello zelo dei familiari. I due, infatti, le hanno teso una vera e propria trappola. Allarmati dal comportamento anomalo del bambino, che una sera di ottobre aveva mimato al genitore l’atto sessuale allo scopo di metterlo al corrente delle violenze subite, hanno incominciato a tenerla sotto stretto controllo. In particolare il fratello. Appostato dietro il buco della serratura, un giorno l’ha spiata venendo così a scoprire gli abusi perpetrati al bambino. Per inchiodarla il giovane aveva anche piazzato un registratore nella cameretta del fratellino, dove avvenivano le violenze. Tuttavia non è stato possibile decifrare il contenuto del nastro - che peraltro non è nè finito sotto sequestro nè tantomeno è stato utilizzato dagli inquirenti per chiedere il provvedimento restrittivo nei confronti dell’indagata. Tutt’ora il pm sta valutando se disporre o meno di una consulenza al fine di pulire la registrazione. Ma l’intenzione pare rimanga quella di chiudere al più presto le indagini con il deposito degli atti.
L’assistente domiciliare, dal canto suo, ha negato che vi siano stati rapporti completi. Durante l’interrogatorio di garanzia si è avvalsa però della facoltà di non rispondere. Lo scorso 4 novembre, invece, aveva ammesso davanti agli agenti del commissariato di Primavalle che vi erano stati «alcuni approcci particolari» con il bambino.
Ieri nel frattempo l’Ordine nazionale degli assistenti sociali e quello della Regione si sono affrettati a precisare che la donna implicata nella vicenda non era un’assistente sociale ma bensì un’assistente domiciliare. «Si tratta di due professioni diverse sia per titoli accademici che per competenze istituzionali - puntualizzano in un comunicato stampa -. L’assistente domiciliare presta assistenza diretta non infermieristica per attività di base a sostegno della vita quotidiana della persona bisognosa, in casa o in un ambiente tutelare. Mansione per la quale è sufficiente seguire un corso professionale di breve durata. L’assistente sociale invece è un professionista iscritto all’albo, abilitato a svolgere la propria attività da un esame di stato, come gli avvocati, i giornalisti o gli psicologhi».