Abusi sugli allievi, 10 anni al maestro di kung fu

Per dodici anni, avrebbe violentato i ragazzini delle medie che frequentavano la sua palestra, promettendo loro che il sesso li avrebbe resi più forti. Ieri, unl maestro di kung fu di 47 anni - arrestato la scorsa estate grazie alla denuncia di una delle vittime - è stato condannato a 10 anni di reclusione con rito abbreviato, dunque con lo sconto di un terzo della pena.
La sentenza è stata pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare Nicola Clivio, che ha accolto la richiesta di pena formulata dal pubblico ministero Brunella Sardoni per reati contestati a partire dal 1998 ai danni di otto ragazzi che all’epoca degli abusi avevano tra i 12 e i 13 anni. Il gup ha condannato il maestro per l’accusa di atti sessuali con minorenne (con le aggravanti dell’aver abusato di bambini minori di 14 anni, delle condizioni di minorata difesa delle sue vittime e dell’abuso di relazioni di servizio e di prestazione d’opera) e lo ha assolto dall’imputazione di violenza sessuale di gruppo. A denunciare l’uomo, finora incensurato, è stata una delle vittime che, diventata adulta, si è resa conto di quel passato di abusi. Gli accertamenti hanno portato gli investigatori a individuare altre sette ragazzi che hanno confermato le accuse. Non solo, durante un pedinamento del maestro, gli agenti hanno potuto vederlo all’opera, mentre portava in un ristorante il suo prossimo obiettivo e cercava di sedurlo.
Secondo quanto ricostruito dal pm, l’imputato utilizzava sempre le stesse tecniche per adescare i propri allievi. Li avvicinava fingendosi un confidente con cui parlare dei problemi a casa, lodando le loro potenzialità fisiche e atletiche, fomentando rivalità tra i ragazzini, finché riusciva ad attirarli nella sua abitazione. Qui li convinceva a partecipare a giochi sessuali, a volte anche in gruppo, sostenendo che il sesso avrebbe dato loro più energia per riuscire meglio nei combattimenti e nella vita. Era poi finito in carcere, dove si trova ancora oggi. Nell’ordine di arresto il gip Simone Luerti scriveva che le dichiarazioni delle vittime «dimostrano il tipico quadro psicologico dell’adolescente attratto dal sesso, ma soggiogato dall’adulto affabulatore». Mentre il procuratore aggiunto Pietro Forno, a capo del dipartimento della Procura che persegue i reati contro soggetti deboli, aveva lanciato un monito, segnalando ai genitori «i pericoli insiti nell’affidare senza alcun controllo a terze persone poco conosciute i figli».