Abusivi, bacchettate cinesi di Versace e Formigoni

All’Expo il deputato del Pdl alla guida della casa di moda attacca:
«Centro invaso, ma vigili e giudici non intervengono Duomo e Brera sono
diventati un suk». D’accordo il governatore: «Ha ragione. Dobbiamo
tutelare marchi e brevetti»

nostro inviato a Shanghai

Il suk di piazza Duomo e via Fiori Chiari, con i vù cumprà che stendono i teli e smerciano a basso costo borse e portafogli contraffatti. «Esistono le multe, ma i vigili e la magistratura non intervengono. Bisogna tutelare la creatività e i marchi». A denunciarlo è Santo Versace, patron della casa di moda insieme alla sorella Donatella. Se per altri reati si sventola la tolleranza zero, qui «siamo alla venti o trenta». E con la giunta delle ordinanze record - dall’alcol alla droga all’accattonaggio molesto - che in città i controlli contro i venditori abusivi e chi acquista merce falsa siano bassi lo ammette anche il governatore Roberto Formigoni, che annuisce di fronte alla protesta di Versace: «Ha ragione». Ne parlano a margine del Milano fashion global summit organizzato da Class editori a Shanghai. Si parte dal fenomeno del made in China, ma si arriva al problema della legalità sotto la Madonnina, l’ultimo anello ma che «è un problema serio - insiste Versace - bisognerebbe piuttosto mettere in regola gli extracomunitari, dare delle licenze perché vendano solo prodotti artigianali». Anche il presidente della Provincia Guido Podestà (che ieri ha presentato il raid della fratellanza e della pace Shanghai-Milano, che, dal 18 novembre al 27 dicembre vedrà impegnate quattro Giulia Alfa Romeo che viaggeranno con le bandierine dell'Expo 2015) ammette che sulla vendita facile di borse e altri articoli falsi in quartiere come Brera e i Navigli «è un’area su cui si può migliorare», ma insiste: «Bisogna abbattere l’inizio della rete, perché bloccare un container carico di merce contraffatta vuol dire colpire più duramente il fenomeno». Il governatore guarda intanto alla Cina come terra di investimenti anche per la moda. I due Paesi «devono tutelare la proprietà intellettuale, i brevetti e i marchi e favorire una crescita a beneficio di entrambi. I nostri operatori della moda e del lusso non possono più limitarsi a guardare solo a Occidente». Ieri mattina è salito in cattedra all'università di Fudan, il terzo ateneo più prestigioso della Repubblica popolare cinese e frequentato anche da studenti della Bocconi, per spiegare a italiani e cinesi temi come il regionalismo e l’autonomia fiscale di cui la Lombardia è paladina. Al sindaco di Shanghai han Zheng che lo ha ricevuto in visita istituzionale ha anticipato invece tra i vari temi che la Triennale di Milano sta cercando una sede per sbarcare nella città cinese. Con la chiusura di Expo domani, alla presenza del sindaco Letizia Moratti e dello stesso Formigoni, chissà che il museo non possa mettere casa al Padiglione Italia, che è stato tra il secondo più visitato e conta di essere scelto tra i due-tre che resteranno in pianta stabile. «Perché no» ammette il governatore.