«Abusivi e scartoffie frenano la consegna di alloggi popolari»

RomaSul Giornale di ieri Andrea Pamparana segnalava il caso di una signora che pur avendo da anni acquisito il diritto a un alloggio popolare era costretta a dormire in macchina. E chiedendo lumi a Stefania Graziosi, commissario dell’Ater (azienda territoriale di edilizia residenziale), si è sentito rispondere che nel processo di assegnazione si registrano molte illegalità.
Dottoressa Graziosi, non bastano i criteri oggettivi per l’assegnazione delle case?
«Non bastano per due motivi: c’è poco turn over (da anni poi non si costruiscono nuovi alloggi); e perché, grazie a una burocrazia farraginosa, spesso gli appartamenti che rimangono vuoti vengono occupati abusivamente».
Quanti sono i nuclei familiari che a Roma avrebbero diritto a un alloggio popolare?
«Sono più di 1500, ma se pensa che al massimo se ne liberano meno di cento l’anno può fare due calcoli per capire quanto debole sia la speranza della signora di cui parlava Pamparana».
È difficile sfrattare gli abusivi?
«Quasi impossibile. Chiediamo di continuo l’aiuto delle forze dell’ordine ma abbiamo le mani legate. Spesso poi gli abusivi si autodenunciano in attesa di sanatorie».
Quanto pagano i vostri inquilini?
«Abbiamo circa 50mila alloggi nel Comune di Roma dove abitano circa 130mila persone. Il canone più basso è di 7,75 euro al mese. Il più alto supera di poco il centinaio di euro».
Per case di periferia e per gente bisognosa potrebbero essere tariffe eque.
«In verità amministriamo un patrimonio composto anche di immobili di pregio in zone centrali e semicentrali e lì i canoni forse non rispecchiano i prezzi di mercato».
Quindi è possibile che ci sia chi paga poco anche in case di pregio?
«Può succedere, ma in questo caso non c’è arbitrio o illegalità ma solo i paradossi della legge».
Vale a dire?
«Per entrare in queste case bisogna dimostrare di avere un reddito non superiore ai 18mila euro convenzionali l’anno per nucleo familiare. Una famiglia, però, può crescere economicamente. In questo caso resta con il canone maggiorato fino a che non superi il reddito di 26mila euro l’anno».
E dopo che succede?
«Scatta la vendita. Ma a prezzi fuori mercato pur rispettando la norma (legge 42/91, ndr). Parliamo di 800 euro al metro quadro in zone semicentrali».