Acab, patto no global nascosto in una sigla

La t-shirt è nera, come il colore dell’anarchia. La compri su eBay e su molti siti ultrà a soli 15 euro. La scritta è bianca, con un effetto spray. Sono solo quattro lettere ma dicono tutto. Acab: all cops are bastard. La filosofia è spicciola e spacca il mondo in due: tutti i poliziotti sono bastardi. La realtà è peggio di una poesia di Pasolini, è odio senza colore, senza bandiere, senza reti. È il nichilismo come scelta di vita. Gli ultrà del calcio sono solo un’altra maschera dei «professionisti del tafferuglio», mestieranti della violenza per la violenza, puoi vederli sugli spalti o nei vicoli di Genova, nelle aule dell’università o confusi in un concerto rock duro, da pelo sullo stomaco. Un derby è come il G8, solo una sbornia di violenza. E se loro sono il caos, il nemico è l’ordine. Il poliziotto non ha una storia, non ha nome e non ha famiglia. È un fantoccio - scrivono nei loro forum - con casco e manganello. È il celerino bastardo che ha scelto un lavoro infame. Ecco allora che agli occhi dell’ultrà l’uomo scompare e resta solo una divisa. E una divisa si può prendere a calci, a una divisa si può sparare.
Acab è anche il nome di un re biblico, con una brutta reputazione. Sembra che torturasse tutti i profeti della terra promessa. Dio ha cancellato la sua stirpe. Ora Acab è un acronimo bastardo, un simbolo che cancella fedi, colori e ideologie. Rossi e neri, sinistra e destra, catanesi e palermitani tutti confusi nella stessa anti-identità: picchiare un celerino non è reato. Tutto comincia con le note street punk di una band londinese. Si chiamano The 4 Skins e l’anno è il 1982. I primi Skinhead, estetica nazi e filosofia anarcoide, li adoravano e li hanno portati in curva sotto le bandiere del West Ham. Il titolo di una loro canzone fece il resto: Acab, appunto. In vent’anni lo slogan cops bastard ha fatto il giro dell’Europa. Le cronache di Genova e la morte di Carlo Giuliani hanno favorito l’importazione in Italia. I teppisti della domenica alleati con gli eco-ribelli. L’autista alla guida del furgone da cui i black bloc scaricarono le armi per distruggere Genova, solo per fare un esempio, era un Fighters, cellula del tifo organizzato dalla Juventus. Gli striscioni con «Onore a Carlo Giuliani», tifoso romanista, sono stati esposti anche nella curva nord dell’Olimpico, casamatta laziale, con il cuore all’estrema destra. E l’odio verso il poliziotto diventa la fede condivisa dei «professionisti della violenza». «Acab per sempre», si salutano quando s’incontrano. «Acab per sempre», è la firma che rincorre di web in web. «Acab per sempre» è il gergo di un’anti-identità.
Il forum Acab era l’epicentro di storie e maledizioni sugli uomini in divisa. Storie di rabbia e di soprusi. Storie come queste: «Ieri sera, come tutte le volte che il Toro gioca in casa, sono allo stadio. C'è una colonna di furgoni della polizia e fuori una di queste, un poliziotto in servizio parla con una ragazza. Passo. Mi guarda negli occhi. Lui, che quando indossa la divisa è un leone mi dice: “parassita”. Mi giro e gli dico: “Guarda che non è serata. Se poi devi fare il leone davanti alla ragazza, ti capisco, solo questo ti resta, d'altra parte sei un poliziotto ed è tutto detto. Mi giro e me ne sono dovuto andare perché poi sono scesi altri dalla camionetta. Spero di incontrarlo in condizioni migliori! Sbirro di merda! Ti odio! Acab per sempre».
Vittorio Macioce