Acam fa acqua e la Regione ci mette 16 milioni. Ma senza sapere per cosa

Funziona così: chiedi soldi, tanti soldi, e la Regione te li dà. Basta che autocertifichi di averne bisogno. No? Dite che non basta fare così? Strano, perché l’Acam lo ha fatto e la Regione l’ha ricoperta di milioni. L’azienda multiservizi spezzina è quella che si occupa di forniture di acqua e gas, ma è anche quella che aveva in programma di produrre e vendere acqua minerale in bottiglia e non ha imbottigliato neppure una mezza lattina. È anche quella che aveva messo insieme il progetto di realizzare le terme nel golfo della Spezia prima di accorgersi che l’acqua non era calda. È quella che si era messa in testa di produrre energia idroelettrica e non solo non ha mai venduto un watt, ma ha finito addirittura per pagare i soldi delle bollette all’Enel per l’impianto che aveva provato a far partire.
Ecco, Acam, chissà perché, non se la cava proprio benissimo, ha bisogno di ossigeno, di milioni freschi. E la Regione ordina alla sua finanziaria, la Filse, di tirarli fuori. Sulla fiducia. Senza neppure sapere se andranno buttati via o serviranno a qualcosa. Non solo lo fa, ma lo dice anche espressamente, nella delibera di giunta approvata ieri mattina alla spicciolata. La Regione aveva in passato, il 13 marzo scorso, chiesto a Filse di «verificare possibili modalità per un intervento di supporto del piano di riassetto e sviluppo industriale del gruppo Acam, previa verifica della validità dello stesso». E di «presentare il piano dettagliato del suddetto intervento». Ieri tutto questo è stato superato. I soldi, tantissimi, sono stati elargiti nonostante «lo studio prodotto sia stato condotto da Filse esclusivamente sulla base della documentazione fornita dal gruppo Acam, senza poter condurre, anche in considerazione dei tempi ristretti, un’autonoma verifica in relazione alla veridicità, completezza e accuratezza delle informazioni contenute in tale documentazione». Non solo. La delibera ammette che «non ha costituito oggetto di autonoma verifica la concreta realizzabilità degli assunti su cui il piano industriale si fonda né delle soluzioni volte a garantire nel breve/medio periodo il riequilibrio economico/finanziario individuate dal management di Acam».
Appunto, hanno fatto tutto loro. La Regione ha solo detto di staccare l’assegno. Anzi, gli assegni. Quattro milioni (su sei complessivi necessari) per un aumento di capitale diretto. Un altro milione e mezzo dato al Comune della Spezia (sottoforma di acquisto di un immobile nelle aree ex Enel) per consentirgli di coprire la sua parte di aumento di capitale. Più ancora una «garanzia personale di Filse fino a 10 milioni di euro da rilasciare a favore delle banche finanziatrici di Acam». In totale 15,5 milioni sulla fiducia e senza garanzie che servano almeno a salvare la baracca.
Il centrodestra si prepara alle barricate. Nicola Abbundo, capogruppo dei Moderati per il Pdl, attacca direttamente la giunta. «Innanzitutto questa attività non rientra tra i compiti istituzionali di Filse - va al sodo - Ma principalmente qui si tratta di spendere soldi dei liguri, quelli che non ci sono mai quando servono e che impongono di pagare fiori di tasse, senza sapere neppure se ritorneranno. E il problema della concorrenza? Perché mai altre aziende multiservizi dovrebbero essere svantaggiate da questa operazione? Come minimo Burlando avrebbe dovuto portare in consiglio questa decisione». Che fa acqua come l’Acam.