«Un’accademia per formare imam e piccole moschee nei quartieri»

Il progetto del Coreis: una consulta locale islamica come strumento di dialogo

Il volto moderato dell’Islam seduce tutti. Perfino Pier Gianni Prosperini, però non lo convince. Il Coreis (la Comunità religiosa islamica) ha avviato i lavori per ristrutturare il centro di via Meda, l’unica vera moschea della città, in quello che era un capannone industriale dismesso. E nei suoi progetti c’è un’accademia degli imam, un vero e proprio centro di formazione delle guide spirituali e dei gestori dei luoghi di culto islamici. «Non possiamo avere imam che vengono da altri Paesi a fare prediche che risalgono al Medio Evo - ha detto Yahya Pallavicini, vicepresidente del centro, figlio di Abd Al Wahid, uno dei primi italiani convertiti alla religione del Corano - dobbiamo tracciare percorsi per integrare la cultura europea e le specificità religiose, in cui sia possibile apprendere le regole, a partire da quelle urbanistiche per i luoghi di preghiera».
Così è stato una rassegna di ecumenismo l’incontro di ieri con il presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri, l’assessore regionale allo Sport Pier Gianni Prosperini, e il consigliere Pierfrancesco Majorino del Pd. L’enunciazione di un «modello lombardo» di integrazione, per una riforma della predicazione religiosa basata sul rispetto reciproco. Per concretizzarlo, il Coreis propone una consulta islamica locale, sul modello di quella istituita presso il ministero dell’Interno nel 2005 come strumento di dialogo: «Non si può continuare nella demonizzazione - ha detto l’imam Pallavicini agli ospiti - dovete sostenere chi rispetta le regole, altrimenti il rischio è la strumentalizzazione delle prediche da parte di personaggi eccessivi, di gestioni non trasparenti e a volte indecorose». Quanto ai luoghi di preghiera, il Coreis propone «tante moschee di quartiere»: «Non faccio il numero perché qualcuno forse si spaventerebbe - ha aggiunto l’imam - la soluzione non è né una moschea a tempo in un luogo non concepito per quello, né una cattedrale nel deserto fuori dalla città, dove si pensa di confinare i musulmani. Si tratterebbe di una nuova ghettizzazione. Bisogna predisporre nuovi luoghi di culto dove già abitano migliaia di musulmani, dove c’è una conoscenza e una consuetudine da vicini di casa».
Contrario Prosperini: «Non sono d’accordo. Se fossero tutti come voi avremmo già risolto i problemi, ma voi siete un modello. Con molti imam e musulmani non riuscite a parlaci neanche voi, come pensate che possiamo riuscirci noi? Se entrate in viale Jenner voi ne uscite a pezzi. Quella è una situazione voluta, una dichiarazione di guerra alla città. Dico sì alla tregua, no alla pace. Qui in via Meda abbiamo solo gettato un seme, ora dobbiamo coltivarlo», la sua metafora dal sapore evangelico. «Ma ci sono altri esempi di centri che funzionano e che rispettano le regole» ha aggiunto Majorino, facendo riferimento a via Padova.
Sull’incontro ha aleggiato l’emergenza del Vigorelli. Anche Prosperini ha bocciato il trasferimento: «Non ha senso, non si farà, il mio auspicio è che li mandino al Paolo Pini». Più prudente il presidente del Consiglio comunale, Manfredi Palmeri, che si è attestato sulla linea di Forza Italia: «Va bene solo se c’è una destinazione definitiva, non si può continuare con l’emergenza, mettiamo sul tavolo tutte le soluzioni in modo davvero organico».