Accampamenti rom: «Il Casilino 900 presto verrà chiuso»

I NUOVI PROGETTI Presto decisi i piani di delocalizzazione degli insediamenti

Vivevano in una baracca ma erano proprietari di due appartamenti del valore di un milione di euro. Chiedevano l’elemosina e avevano 26 conti in banca. Uno schiaffo alla povertà, solo ostentata nel campo nomadi Casilino 900. Le indagini del Ros, dirette dalla Procura, hanno sollevato il velo su una situazione indegna, che ancora una volta vede quattro rom coinvolti nel riciclaggio e la malavita orbitare attorno al maxi accampamento. Una vergogna capitolina che è ora di cancellare una volta per tutte.
Della dismissione del campo si è tornato a parlare ieri, con grande soddisfazione delle famiglie romane che vivono in zona. «Per la chiusura abbiamo dei tempi tecnici che dobbiamo affrontare - spiega il sindaco Gianni Alemanno -. Con il prefetto tra pochi giorni presenteremo il piano, faremo anche un confronto con le associazioni di volontariato. Ma bisogna accelerare il più possibile». L’intenzione del primo cittadino è quella di coinvolgere anche Regione e Provincia.
«Sull’emergenza nomadi - spiega - bisogna operare con la solidarietà ma anche con una forte iniezione di legalità. Adesso che ci accingiamo a porre le premesse per spostare il Casilino 900 è necessario integrare chi rispetta le regole ed espellere chi si comporta nel modo che abbiamo visto con questa operazione del Ros».
Duro il commento del presidente della Commissione Sicurezza del Comune, Fabrizio Santori, secondo il quale bisogna stroncare con decisione le attività criminali e la delinquenza comune nei campi, ritenuti per anni zone franche, dove spacciare, nascondere armi e riciclare refurtiva. «Non è certo la prima volta - racconta - che famiglie di nomadi disoccupati che vivono in povertà all’interno di baracche, e in favore delle quali il Comune spende fior di quattrini, dispongano in realtà di immensi patrimoni di cui non si conosce la provenienza. Bisogna garantire il rispetto delle regole da parte dei nomadi e nei piani di delocalizzazione degli insediamenti tutto ciò sarà messo, in tempi brevi, nero su bianco. E chi non si adegua sarà allontanato».
Secondo il consigliere comunale Federico Rocca quanto sta accadendo in questi ultimi mesi è segno tangibile del nuovo corso intrapreso dalla giunta Alemanno. «Infatti - dichiara - nelle passate amministrazioni di centrosinistra, tutto ciò riguardava controlli, legalità e rispetto delle regole nei campi rom passava in secondo piano, mascherato da un buonismo che ha solo aggravato queste situazioni. Mi auguro che azioni del genere possano essere estese anche ad altri accampamenti, poiché abbiamo più di un semplice dubbio sul fatto che situazioni analoghe siano ampiamente diffuse in queste realtà».
Spostare al più presto la maxi favela è priorità anche per l’assessore alle Politiche Sociali del Comune, Sveva Belviso. «L’operazione condotta dai Ros - sottolinea - è l’ulteriore dimostrazione della necessità di un intervento risolutivo su quei campi nomadi, come Casilino 900, Tor de Cenci e altri, dove l’illegalità è talmente radicate da costituire una minaccia innanzitutto per quelle persone che, all’interno dei campi stessi, hanno la volontà di condividere un percorso fatto di integrazione e rispetto delle regole».
Per il consigliere Pdl Ludovico Todini gli intenti collaborativi con l’amministrazione comunale per una conduzione della problematica d’intesa con i residenti del campo, sembrano essere saltati e non garantiti. «Aggiungo che le lamentele e i segnali di attenzione che ci sono pervenuti nel corso del tempo dai cittadini del quartiere, non erano campati in aria - spiega Todini -. Si deve al più presto sgomberare il Casilino 900, ma occorre dare una svolta netta e decisa su tutti i campi perché nelle altre capitali europee si suona un’altra musica. Copiamo lo spartito».
«Ora prima di parlare di solidarietà e di integrazione è bene parlare di espulsioni per tutti coloro che sono dediti ad attività criminali, ora e subito - tuona Piergiorgio Benvenuti (Pdl) -. Mi piacerebbe conoscere, nel corso degli anni, quanti soldi pubblici sono stati spesi per questi soggetti oggi fermati ed è d’obbligo controllare se erano posti in graduatoria per l’assegnazione di case popolari, a svantaggio dei cittadini che hanno necessità».